La protesta
Da Parola un assist per Angiulli
Il centrocampista parla del nuovo acquisto che ha cresciuto nella Reggiana
PISA. Andrea Parola conosce bene il nuovo acquisto Federico Angiulli. E non solo lui. «In realtà conosco tre persone che dovrebbero essere arrivate a Pisa», precisa l'ex nerazzurro, marinese doc, che ha giocato nella Reggiana insieme alla mezzala di Segrate.
Chi sono gli altri due? «Ferrara e Armonia, che, secondo quanto ho letto, dovrebbero entrare nella dirigenza».
Lei ha 13 anni in più rispetto ad Angiulli: è stato lei a crescerlo nella Reggiana? «In parte è vero. Un ragazzo eccezionale, di personalità. Io scherzando lo chiamavo "terroncello", sebbene fosse di Milano, perché era più simile a un ragazzo del Sud, sveglio e di carattere».
Angiulli è già stato in serie B nell'Avellino e aveva vinto anche lo scorso campionato di Lega Pro con il Benevento: in quei momenti non era ancora pronto per essere protagonista in serie cadetta? «Non credo che il problema fosse di non essere pronto. A Benevento con Auteri non era facile emergere, perché il mister punta molto sui suoi fedelissimi».
Che tipo di centrocampista è? «Una mezzala sinistra. Può giocare anche centrale. Calcia spesso in porta. Quando era con me arrivò a 7 reti. Ogni tanto esagera con le conclusioni, ma fa bene a provarci. Ha già militato in piazze calde come Avellino e Benevento, quindi spero possa far bene a Pisa».
Lei ha mai affrontato Zammarini da avversario? «Può darsi, ma non ricordo. So però che è un ragazzo giovane, proveniente dal Mantova».
A quando risalgono i comuni trascorsi con il diesse Raffaele Ferrara e con il suo braccio destro Mariano Armonia? «Li ho conosciuti a Reggio Emilia e ho avuto un buonissimo rapporto con loro. A Reggio si sono trovati una situazione non agevole, a causa di un mancato ingresso in società. Secondo me possono far bene, a patto che siano lasciati lavorare».
Ha seguito le vicende del Pisa? «Sono molto amico di Avogadri (ex compagno di Parola nel Piacenza, ndr). È stata una situazione molto tosta: il Pisa ha rischiato veramente il fallimento. Per fortuna ne è uscito, grazie alla famiglia Corrado, di cui mi parlano molto bene. Una città come Pisa, che porta allo stadio fino 10-12mila persone se la squadra va decentemente, non poteva sparire dal calcio professionistico».
Lei è stato compagno di squadra di Lisuzzo a Novara nel 2011... «Lo conosco abbastanza bene. Un bel calciatore per la categoria. Già all'epoca disputò un buon campionato. Conosco bene anche altri giocatori».
Chi? «Lazzari è stato mio compagno di stanza a Cagliari. Un ragazzo buono e pulito, fin troppo per il mondo del calcio. Ha un ottimo piede mancino, a patto che dia una controllata al peso. Lo dico scherzando, per il rapporto che ci lega. Ricordo da avversario Mudingayi: un armadio. Chiaramente molto dipende da come sta fisicamente».
Ricorda qualche scontro con Gattuso? «Più di uno. Lui non ti lasciava mai passare. Non si ricorderà di me, ma io non posso dimenticarmi di lui. So cosa ha fatto per la squadra e per la città».
Qual è il futuro di Parola? «Sto giocando in Promozione a Trieste, nel Sistiana. Mi piace il calcio, ma sono schifato da un mondo nel quale va avanti solo chi ha conoscenze, e dove si può ragionare soltanto anno per anno. Mi piacerebbe trovare stabilità lavorativa e intanto mi godo i miei figli».
Massimo Berutto
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