Sicurezza
«Offerta non accettata» passo indietro di Dubai
Pablo Dana: «Trattativa a senso unico, mai avuto risposte»
PISA. La speranza s'infrange e si trasforma in angoscia dopo le 20. Un comunicato di poche righe fa piombare nel dramma un'intera città, la tifoseria e la squadra di calcio. Arriva da Pablo Dana, il banchiere italo-svizzero che da alcune settimane porta avanti la trattativa per l'acquisto dell’Ac Pisa 1909 da parte di un fondo arabo. «Con grande rammarico - scrive - il Fondo Sportativa e la società Equitativa Real Estate Limited annunciano che l'offerta vincolante presentata a Carrara Holding srl per l'acquisizione delle quote rappresentanti il 100% del capitale sociale di Ac Pisa 1909, società sportiva a responsabilità limitata, non è stata accettata».
Poi parole di circostanza verso la città, i tifosi e il sindaco. «Possiamo assicurarvi - prosegue - che da parte nostra è stato fatto tutto il possibile e in tempi brevissimi in vista dell'imminente ripresa del campionato per ridare il sorriso e la serenità a una squadra che merita ben oltre. La tifoseria pisana ci ha illuminato il cuore e ringraziamo tutti per averci sostenuto. Siete fantastici».
Pablo Dana prosegue. «Speriamo vivamente che i nostri amici di Pisa possano ritrovare prestissimo la serenità che meritano per tornare a vincere come loro solamente sanno fare, da veri gladiatori. Forza nerazzurri, sarete sempre nel nostro cuore».
Cosa sia successo, per arrivare a questa decisione, non è chiaro. Dopo la prima proposta di acquisto, c'era stata una scadenza: il 16 agosto, martedì scorso. In quella occasione da parte dell'attuale proprietà del Pisa - che pochi giorni fa ha nominato un amministratore unico, l'avvocato Giampaolo, alla guida della società - aveva chiesto altri 6 giorni di tempo, per valutare l'offerta del Fondo Sportativa e altre di cui da settimane si parla. La nuova scadenza sarebbe stata il 22 agosto. Invece, improvvisamente, ecco il comunicato di rinuncia. Dana s’era dato un suo ultimatum personale: alle 18 di ieri. «Questa trattativa - spiega Dana - era diventata a senso unico. Noi, intenzionati ad acquistare la società di calcio. Dall'altra parte, il niente. Abbiamo trovato una città eccezionale, una tifoseria splendida e un sindaco che ci ha spronati ad andare avanti. Ma non abbiamo trovato un venditore ».
Questo il motivo per il quale c'è l'improvviso passo indietro del Fondo. «Abbiamo fatto un'offerta - spiega ancora Pablo Dana - senza neppure poter visionare i conti della società. Ci siamo basati sulle descrizioni di chi ha lavorato in quell'ambiente, su calcoli legati al valore della squadra, del campionato. E abbiamo anche rilanciato l'offerta, perché ci tenevamo a concludere la trattativa. Ma non siamo mai riusciti ad avere un contatto con l'interlocutore capace di darci una risposta. Così ci siamo sentiti presi in giro».
Forse è solo l'ennesima forzatura per affrettare i tempi. Anche perché una chiusura, vera e propria, da parte del Fondo Sportativa, sembra non esserci. Neppure nelle parole di Dana: «Andare avanti in queste condizioni - sottolinea il banchiere italo svizzero - non è facile. Siamo delusi, forse siamo arrivati nel momento sbagliato oppure tardi. Magari hanno già venduto e noi non lo sappiamo».
La situazione è pesante. Tra pochi giorni comincia il campionato di serie B. La proprietà del Pisa non latita solo con i possibili acquirenti. Sul tavolo di questioni aperte ce ne sono molte. Intanto la questione dello stadio. L'Arena Garibaldi non è agibile. C'è una lista di lavori che vanno affrontati e risolti. Fino a che non saranno fatti, il Pisa sarà costretto a giocare a Empoli. C'è una convenzione da mettere a punto con il Comune di Pisa. Costi da affrontare. Per non parlare delle questioni tecniche. Se la prima squadra, come sta accadendo in questo periodo, rimane affidata a mister Colonnello, manca, un allenatore per la Primavera. E (lo diciamo in un altro servizio, nelle pagine interne) l'intero settore giovanile è trascurato e allo sbando.
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