Gioco
Pisa, chiesti 12 punti di penalizzazione
Mano pesante della Procura della Figc sul caso fidejussioni
PISA. Il procuratore della Figc Palazzi chiede 12 punti di penalizzazione, una via di mezzo fra il minimo previsto dalla normativa federale (un'ammonizione o un'ammenda) e il massimo (la retrocessione all'ultimo posto in classifica); il Tribunale federale nazionale però farà conoscere solo nei prossimi giorni - si pensa fra lunedì e martedì prossimi - la sua decisione.
La lunghissima giornata di ieri a Roma si è conclusa con un minaccioso niente di fatto: la richiesta della Procura è abnorme (chiesti anche 18 mesi di squalifica per Fabrizio Lucchesi e 50mila euro di ammenda) rispetto al capo di imputazione, e questo potrebbe essere alla fine un clamoroso autotogol dell’accusa. A sostenerla c’era tutto lo stato maggiore della Procura federale, mentre il presidente del Tfn è Sergio Artico, il numero uno nazionale del collegio giudicante di prima istanza.
L’accusa è quella di «aver violato i doveri di lealtà, probità e correttezza in quanto in data 9 novembre 2015 ha prodotto presso la Lega Pro e fatto uso di una fidejussione risultata non “veridica”, senza effettuare alcun controllo preventivo». Un omesso controllo su una fidejussione peraltro regolarmente pagata che sarebbe punito, nelle intenzioni di Palazzi, in modo più grave dei 10 punti comminati al Catania per aver comprato cinque partite.
La vicenda è nota: il Pisa era già iscritto al campionato, e a novembre la nuova società cambiò la fidejussione di 400mila euro (già presente in Lega) di Battini con una propria, liberando così l’ex presidente. Per farlo aveva pagato regolarmente la nuova operazione alla Bnl, ma a una successiva verifica la banca disconobbe quel documento e il Pisa fu deferito. Una vicenda che vede il Pisa fra le potenziali vittime di una maxitruffa riguardante più due 200 altre operazioni in tutta Italia e per la quale lo stesso club nerazzurro ha depositato nei mesi scorsi una denuncia-querela contro ignoti alla Procura della Repubblica. La giustizia sportiva però segue altri percorsi, e piuttosto tortuosi, e così Lucchesi (all’epoca presidente, ora direttore generale) e il club si trovano a doversi difendere da un’accusa blanda ma da una richiesta di sanzione senza precedenti.
Il Pisa è allibito dalla richiesta di Palazzi ma comunicherà solo oggi la sua posizione processuale: per ora si sa solo che è intenzionato a dare battaglia sino in fondo ed è convinto di uscirne del tutto pulito. La posizione del club nerazzurro ieri è stata affidata in serata a uno scarno comunicato: «Si è svolto nella mattinata odierna a Roma, davanti al Tribunale Federale della Figc, il dibattimento relativo al deferimento dell’A.C. Pisa 1909 e del suo legale Rappresentante pro tempore, all’epoca dei fatti Fabrizio Lucchesi, riguardante il presunto omesso controllo nella procedura di rilascio di una fideiussione».
«La società - continua il comunicato - ha offerto la massima collaborazione agli organi federali, come del resto questo è avvenuto durante la fase di indagine, professando l’assenza di qualsiasi responsabilità in ordine ai fatti contestati. Il Tribunale Federale Nazionale si è riservato la decisione in merito che sarà resa nota nei prossimi giorni».
Ovviamente in caso di condanna, anche ridotta, il Pisa, che ha chiesto l'assoluzione piena, ricorrerebbe alla Corte Federale di Appello e in ultima istanza al tribunale del Coni.
Il Pisa è difeso dal maggior esperto di diritto sportivo d’Italia, l’avvocato Mattia Grassani, che ci ha dichiarato ieri sera appena rientrato a Bologna: «Siamo sgomenti e contrariati da una richiesta dell’accusa alla quale peraltro abbiamo ribattuto punto su punto, su ogni aspetto dia di fatto sia giuridico».
Grassani si stupisce della richiesta di Palazzi: «Per un’accusa di omessa diligenza e vigilanza viene chiesta una pena addirittura superiore all’illecito sportivo e che vanificherebbe un anno di lavoro. Va da sè che, come detto, è la richiesta della Procura e non di una sentenza. Sono fiducioso e quello che chiediamo è l’assoluzione piena, se non saremo soddisfatti della sentenza di primo grado andremo avanti sino in fondo».
Il Pisa non è per niente intenzionato a fare da agnello sacrificale: «La società - spiega il legale bolognese - è persona offesa, non compartecipe o complice della creazione di un atto falso. L’alterazione della fidejussione è a prova di falsario, tanto che neanche la banca e la Lega Pro se ne erano accorti in prima istanza, ed è una delle 230 fidejussioni sotto inchiesta non dalla Procura federale ma di ben tre Procure dlela Repubblica a Roma, Firenze e Pisa.
Grassani è particolarmente battagliero: «Penalizzazione, squalifica di Lucchesi e ammenda? Noi chiediamo zero, zero e zero perché il Pisa è innocente».
Antonio Scuglia
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
