Sicurezza
Scappini: «All’Arena a viso aperto»
L’ex nerazzurro, oggi alla corte di Indiani: noi senza paura per salire più in alto
PONTEDERA. Sorride al passato, si gusta il presente e mantiene i piedi per terra guardando al futuro. Nel giro di 8 mesi al suo curriculum sono spuntate le ali ma lui, per ora, di volare non ne vuole proprio sapere. Dieci stagioni tra i professionisti gli hanno insegnato che l'umiltà e il lavoro sono due investimenti sicuri. Per raccogliere i frutti ci ha messo un po', ma ora Stefano Scappini sembra finalmente aver trovato la sua dimensione. Quella del bomber. A 4 giornate dalla fine del campionato ha segnato 22 reti in 29 presenze con il Pontedera e domenica sarà in campo all'Arena nel derby contro il Pisa. Di fronte a quei colori con cui ha sfiorato la serie B nel giugno 2013, nell'estate dei playoff persi in finale contro il Latina. «A febbraio c'erano mille persone allo stadio e contro il Latina diecimila. È stata un'annata sfortunata, ma nel complesso molto bella», ricorda Scappini, che domenica dovrà lasciare da parte i ricordi per continuare a fare quello che finora gli sta riuscendo alla grande: segnare.
Sta circolando con insistenza l'indiscrezione che la vedrebbe nel mirino dell'Hellas Verona la prossima stagione. C'è qualcosa di vero?
«In questo momento guardo esclusivamente al presente e al Pontedera. Le voci fanno sempre piacere, ma in anni di carriera ne ho sentite molte su di me che in realtà erano completamente inventate. Ora l'unica cosa che mi interessa è arrivare il più in alto possibile col Pontedera».
Lei sa che se arriverete almeno settimi in classifica entrerete nella storia come la formazione granata dal piazzamento migliore nella terza serie del calcio?
«Si, lo so, ne abbiamo parlato qualche volta nello spogliatoio e faremo di tutto per ritagliarci un ruolo da protagonisti nella storia del Pontedera». Nell'estate scorsa il direttore generale Paolo Giovannini ha reso possibile il suo trasferimento definitivo in granata sfruttando la fine del prestito con la Sampdoria. La liberazione dal vincolo contrattuale blucerchiato quanto ha inciso sulla sua consacrazione?
«Devo ringraziare la Sampdoria per avermi fatto crescere come calciatore, nonostante non abbia mai avuto la possibilità di vestire la maglia della prima squadra. Negli ultimi anni però ho avuto la sensazione di essere quasi un peso per il club: sempre fuori dai programmi, sempre in prestito. Venire a Pontedera per me ha significato prima di tutto scaricarmi a livello emotivo. E il rendimento ne ha risentito positivamente».
Torniamo a Pisa-Pontedera di domenica. Sarà spettacolo sugli spalti, agonismo puro in campo, ma anche lotta serrata tra due scuole diverse di allenatori. Da una parte lo spirito da condottiero di Gattuso, dall'altra la saggezza e l'attenzione maniacale di Indiani: che "metodo" preferisce?
«Conosco poco Gattuso, ma uno che per 20 anni ha fatto il campione sicuramente ha molto da insegnare ai suoi giocatori. Ha carisma e credo sia in grado di trasmettere una carica incredibile allo spogliatoio. Indiani invece è un maestro per la categoria. Mi ricorda Sarri, che mi ha allenato ad Alessandria e Sorrento, perché non è uno che regala complimenti. Riesce a far stare sempre tutti al massimo della concentrazione. Merita senza dubbio categorie superiori».
Che partita si aspetta?
«Il Pisa vorrà riscattare il pari con la Lucchese e darà il 110 percento. Noi ce la giocheremo a viso aperto, senza paura». Il Pisa lotta per il secondo posto, il Pontedera non ha più ambizioni particolari. C'è una netta differenza di motivazioni, almeno sulla carta. «Quando giochi di fronte a 7-8mila persone la classifica e i punti contano poco. Partite come quella che giocheremo domenica capitano raramente nell'arco di un campionato e nessuno vuole fare brutta figura».
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