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Indiani: Pontedera, provare a vincerle tutte

Per il tecnico granata la permanenza in Lega Pro è cosa fatta. «Il saluto ai tifosi a Pistoia non è un addio»

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PONTEDERA. Dal’eventuale rinnovo del contratto, in scadenza a giugno, ai ricordi dei momenti in cui tutto sembrava andare per il verso sbagliato. Passando per il lavoro con i giovani e il bel rapporto coi tifosi. Mister Paolo Indiani è il ritratto della felicità. Merito dei suoi ragazzi, che mercoledì scorso a Pistoia hanno guadagnato la salvezza con sei giornate di anticipo.

È una Pasqua stellare per il tecnico, a cui non rimane molto tempo per decidere il sentiero da seguire: lontano dal Mannucci o ancora sulla panchina granata. E forse, oggi, nemmeno lui sa la risposta.

Un saggio del calcio come Indiani, allenatore dal 1983, conosce i rischi delle scelte affrettate. Meglio aspettare e commentare l'ennesimo miracolo alla guida del Pontedera. Senza giri di parole o frasi di circostanza. Indiani non ama le chiacchiere, ma se proprio deve parla in maniera diretta.

Mister, la salvezza è un capitolo chiuso?

«Credo di sì, manca la matematica ma possiamo ritenere centrato il nostro obiettivo più importante».

Quali sono le caratteristiche della sua squadra che hanno inciso sulla conquista di un'altra stagione in Lega Pro?

«Abbiamo la presunzione di pensare che siamo più organizzati degli altri. Detto così suona strano, ma non saprei come spiegarlo in altro modo. Siamo consapevoli di poter contenere e far male al nostro avversario».

Da qui si capisce l'attenzione nella cura dei particolari.

«È obbligatorio studiare i dettagli. I ragazzi devono sapere alla perfezione cosa devono fare e come lo devono fare».

In molti hanno interpretato “il cinque” dato ai tifosi presenti a Pistoia alla fine della partita come un addio...

«No, assolutamente. Ho esagerato nell'esultanza perché ero felice della vittoria e della salvezza conquistata. I tifosi meritano i ringraziamenti miei e della squadra perché non ci hanno mai lasciati soli, neppure nei momenti più delicati».

A proposito, c'è stato un periodo nella stagione in cui ha avuto paura di fallire?

«Paura nel calcio non bisogna averne e io non ne ho mai avuta. Dopo l'amichevole di Parma, nel precampionato, ho pensato che per salvarci serviva un grande lavoro, perché nonostante giocassimo contro una squadra di serie D eravamo almeno tre categorie inferiori. Poi abbiamo cominciato a ingranare, i ragazzi hanno lavorato benissimo».

Sette punti dalla quarta, lo scontro diretto con l'Ancona da giocare e il morale alle stelle. Il Pontedera crede nei playoff?

«Dobbiamo inventarci un obiettivo. Non voglio che la squadra si lasci andare nelle ultime gare. A Pistoia, dopo la gara, ho chiesto ai ragazzi di vincerle tutte fino alla fine. Se ci riuscissimo chissà dove potremmo arrivare».

Nel suo futuro c'è un'altra stagione con il Pontedera?

«Tempo al tempo (ride, nda) aspettiamo e vediamo. Non è il momento di parlarne».

Allora parliamo del passato. Se pensa alla firma coi granata di 4 anni fa, cosa le viene in mente?

«Avevamo una squadra giovane per salvarci e arrivammo secondi, salendo in Prima Divisione. Non immaginavo di restare per così tanto, ma ho vissuto l'esperienza più bella della mia carriera. Ma sia chiaro, queste non devono essere prese come parole d'addio».

Tommaso Silvi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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