Sicurezza
Cesaretti spiega l’addio turbolento
«Tornerò per tifare il Pontedera. Sarei rimasto ma qualcuno non mi guardava più»
PONTEDERA. L'avventura di Christian Cesaretti al Pontedera si è conclusa in maniera opposta a come era cominciata nel luglio 2014. L'acquisto di Cesaretti, che ieri ha sostenuto le visite mediche a Brescia, prima della firma con il FeralpiSalò, fa schizzare al settimo cielo l'umore della dirigenza granata. È lui il top player del mercato estivo. Inizia il campionato e le cose cambiano. Una serie di infortuni costringe Indiani a far giocare Cesaretti col “9” nel 3-5-2. Un ruolo che il “Cesa” non ha mai ricoperto in carriera: neppure in B con Empoli e Frosinone. Prestazioni sottotono, mugugni dalla tribuna e una situazione che inizia a farsi pesante. Poi, a gennaio, le cessioni di Grassi e Caponi scuotono l'ambiente granata. Christian dopo lo “tsunami” calciomercato sfodera una prestazione da marziano e ne fa tre all'Ancona. Finisce 4-1.
Gli ultras cominciano a guardare con occhi diversi quel ragazzo che parla con accento lucchese. Nell'estate scorsa Indiani cambia: dal 3-5-2 al 4-3-3, principalmente per agevolare Christian. A fine novembre qualcosa si rompe. Il 20 dicembre contro il Santarcangelo Cesaretti gioca appena 8’ segnando la rete del 2-0. A fine partite Giovannini fa sapere che probabilmente verrà ceduto. Ora gli sportivi tifano per lui, ma la società ha deciso di metterlo in vendita. Ieri l'approdo al FeralpiSalò. Contratto fino al termine del campionato con opzione di rinnovo. Ieri è stato ceduto anche Gavoci alla Sambenedettese.
Cesaretti, qual è la prima cosa che ha pensato quando è uscito dallo spogliatoio del Mannucci dopo aver preso le sue cose?
«Ho ripercorso velocemente la mia esperienza a Pontedera. Sono stati mesi intensi, ho trovato un gruppo di amici e tifosi eccezionale».
Proprio i molti tifosi avrebbero voluto vederla ancora in maglia granata.
«Con gli ultras in particolare ho instaurato un rapporto splendido. Tornerò presto a Pontedera per seguire una partita con loro dalla gradinata».
Si è parlato di un litigio con Indiani alla base del suo divorzio. Vero?
«Assolutamente no. Ci sono stati battibecchi tra noi, siamo due sanguigni, ma abbiamo sempre chiarito. La società ha manifestato la volontà di cedermi, probabilmente per qualcuno 14 presenze e 4 reti nel girone d'andata non sono abbastanza».
Quindi sarebbe rimasto?
«Certo, mi sarei anche ridotto l'ingaggio, ma non mi è mai stata fatta una proposta. Stavo pensando addirittura di finire la carriera a Pontedera».
Si aspettava un addio così turbolento?
«No, non sono stato ritenuto utile alla causa e me ne farò una ragione. Ringrazio Giovannini e il suo assistente Bolla».
A chi vuole dedicare un pensiero particolare?
«Qualche persona della società negli ultimi due mesi ha smesso di guardarmi. Ma a tutto l'ambiente auguro il meglio».
Tommaso Silvi
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