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Pontedera

Et-voilà, il Pontedera

di Andreas Quirici
Et-voilà, il Pontedera

La squadra presentata alla città ma ha già iniziato a “galoppare”

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PONTEDERA. In questi giorni di afa e gran caldo, per i giocatori del Pontedera è stato sicuramente piacevole arrivare in piazza Cavour sul sellino posteriore di una Vespa, simbolo della città e mezzo di trasporto per la consueta presentazione della squadra di Paolo Indiani, a pochi giorni dall’inizio della preparazione. Una passerella nel cuore dello struscio di corso Matteotti, proprio durante una delle aperture serali per lo shopping a prezzi di saldo, che ha richiamato la tradizionale curiosità dei tifosi. A maggior ragione quest’anno con i granata praticamente rivoluzionati rispetto alla stagione scorsa.

«Abbiamo cambiato molto – assicura il direttore generale, Paolo Giovannini – ma sempre con l’idea di raggiungere risultati importanti attraverso la valorizzazione dei giovani. Semmai, in questa circostanza, l’incognita è l’inesperienza di tantissimi effettivi della rosa».

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Beata gioventù. Un elemento, questo, che renderà interessante osservare da vicino il lavoro del tecnico direttamente sul prato in misto sintetico del Mannucci. Perché, se è vero che le qualità dei ragazzi agli ordini di Indiani sono garantite dallo stesso Giovannini, la curiosità sarà quella di vedere come (e soprattutto in quanto tempo) quelli giunti in città si adatteranno al clima della Lega Pro. Lo stesso dg, però, non ha dubbi al riguardo: «Puntare sui giovani per una società come il Pontedera è necessario, se non obbligatorio. Però, è chiaro che gli errori e le ingenuità sono già state messe in conto. Sappiamo che perderemo partite per sbagli banali o per occasioni fallite di un soffio. E la crescita dei ragazzi passa soprattutto dai momenti negativi».

Il marchio di fabbrica. Una condizione che si lega al marchio di fabbrica forgiato dal duo Giovannini-Indiani negli ultimi anni: «Pontedera ha guadagnato rispetto e onori a livello nazionale per aver ottenuto risultati importanti valorizzando i giovani. E la pazienza dell’ambiente è fondamentale in questo processo».

La città, dal canto suo, ha capito l’importanza di tutto questo contesto. Anche perché passa proprio dagli incassi delle cessioni dei ragazzi a club di categoria superiore il famoso pareggio di bilancio che sulle sponde del fiume Era non si vedeva da tempo.

Squadra fisica. In molti, quindi, si sono avvicinati al Mannucci in questi primi giorni di preparazione per scoprire la squadra che Indiani allenerà quest’anno. Martedì il primo giorno e per tre settimane di allenamenti - mattina e sera - con la fatica e il sudore a fare da fil rouge. Ovviamente i granata non corrono e basta. Ma si mettono alla prova degli esperimenti tattici di Paolo Indiani che, quest’anno, proverà sicuramente qualcosa di diverso dal 3-5-2 visto spesso negli ultimi campionati.

I quattro reduci. Ma un dato ha colpito prima di ogni altra cosa, l’aumento della fisicità dei giocatori. «È una caratteristica che viene imposta dal livello della Lega Pro – dice Giovannini – Abbiamo cercato di allestire una squadra in grado di reggere il confronto in chili con gli avversari, pur con una età media inferiore rispetto alla media. Per quanto riguarda l’atteggiamento tattico, credo proprio che Indiani proverà moduli diversi da quello con tre difensori, cinque centrocampisti e due attaccanti. Il motivo non è solo per le caratteristiche degli uomini a sua disposizione. Ma anche perché nelle ultime stagioni avevamo sempre uno zoccolo duro su cui impostare il lavoro. E, fatalmente, proporre ciò che aveva dato buoni risultati nell’annata precedente era più facile. In questa circostanza sono rimasti solo quattro giocatori, Polvani, Videtta, Cardelli e Vettori, con i primi tre che sono con noi da appena due stagioni. È chiaro che in un contesto simile, cambiare può essere utile per tutti».

Benvenuto Sané. Ventiquattro giocatori, compreso l’ultimo arrivo, Ansoumana Sané, che sarà anche l’ultimo secondo Paolo Giovannini: «Siamo al completo, ma è evidente che sarà il campo a dire se manca qualcosa e occorrono correzioni. Com’è sempre stato nel calcio. E almeno in questo non inventiamo niente di nuovo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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