Il Tirreno

Pontedera

Torna a rombare la Sierra di Doni

di Cristiano Marcacci
Torna a rombare la Sierra di Doni

Rally: omaggio al pilota pontederese che morì sul lavoro

3 MINUTI DI LETTURA





PONTEDERA. Sono passati venti anni da quella maledetta estate del 1995. Uno scoppio improvviso in un’officina e il conseguente tornado di fuoco furono la prematura fine di un padre di famiglia, un imprenditore e un grande sportivo. Aveva solamente 35 anni quando, il 24 settembre 1995, il pontederese Giovanni Doni chiuse definitivamente gli occhi in un letto del reparto grandi ustionati dell’ospedale San Martino di Genova.

Migliaia di appassionati di rally in tutta la Toscana persero uno dei loro punti di riferimento. Doni era infatti un gran “manico”, come si dice in gergo. All’arte di saper vincere le gare con intelligenza univa la spettacolarità della sua guida, per la quale i tifosi andavano pazzi. Prima con la Talbot Samba e poi con la Porsche e la Sierra Cosworth, s’impose in numerose competizioni, l’ultima delle quali fu il Rally del Cuoio del 1992.

Vent’anni, per i patiti dei motori, possono essere niente e così, domani e domenica, la passione e la bravura di Giovanni Doni torneranno a vivere. Come? Nel migliore dei modi: a bordo della sua Sierra Cosworth, macchina che ora è di proprietà di un rallista di Rosignano, Mirko Giannini, 37 anni, che nella vita di tutti i giorni lavora alla Solvay. Sarà Giannini a farne rombare di nuovo il motore in occasione del Rally Alta Valdicecina. L’auto che fu di Doni sarà infatti la vettura apripista della corsa. Al volante ci sarà Giannini e a sedersi al suo fianco sarà Ferdinando Pierotti, dall’Abetone, ovvero il navigatore storico di Doni.

«Si tratta – ci spiega Giannini – della prima uscita in assoluto della Sierra di Giovanni. L’acquistai circa due anni fa, spinto dalla grande passione che ho per le Ford Cosworth e per il rallismo dei primi anni Novanta. L’ho tutta risistemata ed ora è perfetta. È tornata addirittura alla sua livrea originale. Non vedo l’ora».

Il fatto che la Sierra di Doni torni a calcare l’asfalto di un rally fa un grande piacere anche a Paola Borghi, la moglie di Giovanni, che ora abita a Lajatico. Con la morte del marito rimase sola con una figlia di quattro anni e un bimbo di appena quattro mesi. Da sempre ha coltivato lo stesso hobby di Doni, quello dei rally. Tuttora è vericatore tecnico e commissario sportivo della Csai. «Le macchine da corsa – ci racconta – hanno sempre rappresentato il legame tra me e Giovanni. Ci conoscemmo ad un rally nel 1988, poi ci mettemmo insieme nel 1991. Quella Sierra l’ho tenuta io per tanti anni, fino a quando ho potuto. Cioè fino a quando Luca Orsini, l’allora preparatore di mio marito, ha avuto uno spazio disponibile in officina. Poi, l’ho dovuta vendere e sono contentissima sia ora di Giannini. Era un grande fan di Giovanni. Sono contenta dell’iniziativa al Rally Alta Valdicecina, così come mi ha sempre riempito il cuore il fatto che Riccardo Heinen, ex organizzatore del Rally del Cuoio, pensi annualmente a mio marito in occasione della Ronde di Pomarance, dove c’è puntualmente un trofeo intitolato appunto a Giovanni Doni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa