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Pontedera

Barachini junior promuove Paolo Indiani

Barachini junior promuove Paolo Indiani

Marco, figlio del “presidentissimo” Luciano ha seguito la gara sul web dalla Cina: «Il mister? Un lusso per la categoria»

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PONTEDERA. Immaginate un italiano in Cina. Fisso davanti al pc in piena notte. Sullo schermo non scorrono bilanci d’azienda o importanti comunicazioni di lavoro. Il colore predominante è il verde acceso del rettangolo di gioco. E intorno al pallone corrono in 22. Marco Barachini non ha voluto perdersi il big match di mercoledì sera e ha seguito Pontedera-Ascoli da Shangai, dove si trova per la Fiera internazionale delle calzature. Tale padre, tale figlio. Babbo Luciano, infatti, dal 1989 al 2000 è stato presidente dei granata in un periodo storico per il calcio pontederese e nel 2010, quando la società è stata rifondata con il nome di Us Città di Pontedera, è tornato al fianco del suo grande amore. Oggi Luciano è membro del Cda e Marco figura tra i soci. Entrambi, nei momenti in cui non sono in giro per il mondo a promuovere le creazioni della loro ditta di calzature, siedono in tribuna al Mannucci per incitare Vettori e compagni. E se non possono farlo si affidano a internet, come Marco in Cina. «È stato difficile perché la connessione ha singhiozzato un po’, ma sono riuscito lo stesso a vedere la partita. I ragazzi hanno fornito una prestazione eccezionale, ma ormai ci siamo abituati. L’organizzazione di gioco è quasi perfetta: Paolo Indiani è un allenatore di lusso per la categoria. Cambiano i giocatori – spiega Marco Barachini - ma non cambia l’assetto e i meriti vanno riconosciuti anche al direttore generale Paolo Giovannini. La tranquillità trasmessa ai giocatori è la vera arma in più».

Nonostante la bassa età media della rosa, il Pontedera non è poi cosi lontano dalla zona playoff. C’è la volontà nei prossimi anni, con un piccolo sforzo, di provare a raggiungere un traguardo storico? «Il Benevento, per dirne una, spende da anni milioni di euro senza vincere niente. Avremmo potuto tenere Caponi e Grassi, ma magari non sarebbero esplosi definitivamente Luperini e Settembrini. Non sempre lo sforzo economico paga sul campo. Di una cosa però tutti possono stare certi: non faremo mai il passo più lungo della gamba. Il Pontedera deve continuare a esistere negli anni, senza correre il rischio che accada un 2010 bis. Tutt’oggi ci sono esempi chiari di quanto sia inutile spendere cifre astronomiche senza una valida programmazione».

I soldi della cessione di Grassi nel mercato invernale sommati ai contributi federali per la valorizzazione dei giovani permetteranno l’acquisto di un giocatore di spessore per il prossimo campionato? «I soldi incassati dall’affare Grassi ci hanno dato una grossa mano. Sarà Giovannini a decidere come spenderli: se per un giocatore di spessore o se investirli in 4-5 giovani di prospettive interessanti. Noi non mettiamo bocca sul mercato. Ci limitiamo a garantire stabilità economica alla società. Il nostro direttore generale è un fenomeno e ci fidiamo cecamente di lui».

Lei lavora molto con l’estero. Un imprenditore straniero potrebbe essere attratto dal progetto del Pontedera? «Sicuramente il progetto è appetibile. Noi però ci mettiamo passione, non lo facciamo per guadagnarci». Marco Barachini chiude rivolgendosi ai ragazzi della gradinata:«Sono cresciuti tantissimo come numero e come mentalità. Hanno sempre sostenuto giocatori e squadra, esibendo coreografie stupende. Tante piazze se li sognano dei tifosi così».

Tommaso Silvi

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