Il dolore
La professione è stupire Tuttocuoio ancora corsaro
Continua la favola neroverde, Gioé firma il successo esterno a Piacenza Mister Alvini: «Prima o poi ci fermeremo. Noi siamo destinati alla salvezza»
PIACENZA. «Prima o poi ci fermeremo. Non possiamo reggere assolutamente questo passo, perché siamo destinati alla salvezza». Però c’è un però, nelle parole di Massimiliano Alvini al termine della trasferta vittoriosa del suo Tuttocuoio con la Pro Piacenza: «Questa vittoria è importantissima e ce la godiamo». E fa bene, l’allenatore di Fucecchio perché i suoi ragazzini, oltre ai soliti vecchi, ehm... esperti, hanno fatto un altro partitone. Niente fuochi d’artificio, intendiamoci. Ma di nuovo tanta sostanza in ogni zona del campo. Un 1-0 ancora più prezioso perché conquistato contro una formazione che è sì ultima a -2 a causa della penalizzazione di 8 punti, ma che in tre partite aveva raccattato ben due vittorie. E che vale il secondo posto in classifica insieme al Pontedera.
Diversi rispetto all’Ascoli. Anche i cambi fatti dal tecnico neroverde rispetto alla gara con l’Ascoli sono stati dettati dalle caratteristiche degli avversari «che ha un gioco contro cui il Tuttocuoio rischiava di adattarsi male», ha sottolineato l’allenatore. Così, complice anche la necessità di far rifitare qualcuno per i tre impegni in una settimana, a centrocampo si è rivisto Pane centrale con Serrotti e l’ivoriano Konaté, quest’ultimo deviato sulle tracce del senegalese piacentino Sane in un derby tutto africano vinto di gran lunga dal pontaegolese. L’ex baby dell’Empoli ha occupato la parte destra della mediana con grande autorità, dimostrando di essere maturo per ricoprire un ruolo importante nella compagine neroverde. Ma il cuore del gioco non è stato il solo reparto a essere ritoccato. Alvini, infatti, ha buttato nella mischia Tempesti al posto di Cherillo, ottenendo solo una conclusione verso la porta, ma trovando in Gargiulo trequartista un elemento che, specie nel primo tempo, ha dato molto di più di quanto non fatto con l’Ascoli. Il numero undici ha fallito un’occasione poco dopo l’inizio, ma soprattutto ha tenuto uniti l’attacco col centrocampo in una serata in cui l’eterno Colombo non è sembrato determinante come in altre occasioni.
Solo un quarto d’ora. In tutto questo i padroni di casa hanno subito l’autorità con cui il Tuttocuoio ha tenuto il campo nella prima frazione. Si sono ritrovati spesso sfilacciati e mal posizionati contro una formazione ospite capace di spingere molto bene con gli esterni e di fraseggiare sulla trequarti creando qualche patema al portiere piacentino Donnarumma, anche se di occasioni clamorose non ne sono arrivate. Molto meglio ad inizio ripresa, quando la “Pro” è tornata in campo dall’intervallo con lo stesso atteggiamento tattico, ma con un’aggressività maggiore sui portatori di palla avversari. È cambiato solo il piglio nella squadra di Franzini, ma tanto è bastato per mandare in bambola Bacci che al 2’ per poco non la combinava grossa su un pallone facile facile: il portiere non ha trattenuto il tiro di Caboni facendoselo scivolare dalle mani, ma trovando un piede per tenere la sfera in campo anche se a ridosso della linea di porta. Il tecnico locale, pensando che fosse gol, ha parlato alla fine di «grave errore dell’arbitro e di una Pro Piacenza alla quale non si può rimproverare nulla, visto il gran gioco». Il calcio, come tante altre cose, non è una scienza esatta, si sa. Ma è indubbio che i padroni di casa siano “durati” solo un quarto d’ora, quello d’inizio ripresa.
Baby terribili. E Alvini, malgrado parli di una partita non bella, ci ha messo del suo di nuovo per portare a Ponte a Egola tre punti molto importanti. Infortunato Pacini ha buttato nella mischia Mulas, classe 96, ex Siena, ottenendo una prestazione dell’esterno davvero ottima. In difficoltà sotto i colpi dei locali, ha cambiato attaccante, togliendo Tempesti e lanciando Gioè che ha dato fastidio alla difesa avversaria per tutto il tempo, capitalizzando al massimo una palla lunga in area con uno stop e una girata da vero attaccante di razza.
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