Il Tirreno

Pontedera

Con un uomo in più il Pontedera non riesce a spuntarla

di Tommaso Silvi
Con un uomo in più il Pontedera non riesce a spuntarla

I granata di Indiani bloccati sullo 0-0 casalingo da L’Aquila Senatori sotto tono, due pali colpiti da Caponi e Luperini

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PONTEDERA. Esattamente una settimana fa capitan Caponi accendeva il “Mannucci” con una prodezza a un quarto d’ora dal termine, regalando i 3 punti al Pontedera e facendo passare in secondo piano una prestazione non certo brillante dei compagni. Ieri sera invece nessun lampo spettacolare, nessuna luce improvvisa. Anzi, ai granata sono mancate anche le semplici lampadine. E i difetti sono venuti impietosamente a galla. Lo 0-0 contro L’Aquila ha mostrato un autentico black-out degli uomini di Paolo Indiani. Incapaci di imbastire azioni offensive, confusionari nel difendere la propria metà campo: gli undici di casa hanno cercato il successo con il cuore, ma non sempre basta per rientrare negli spogliatoi e festeggiare sotto la doccia.

Centrocampo e attacco cercansi. Il 3-5-2 ormai è il marchio di fabbrica del Pontedera. Un sistema di gioco che permette agli esterni di fiondarsi sulle rispettive corsie, ai centrocampisti di inserirsi a rimorchio nelle trame offensive e alla difesa di chiudere tutti gli spazi quando c’è da indietreggiare. Dettami tattici che il tecnico di Certaldo fa imparare ai suoi come l’Ave Maria e che in 3 anni hanno portato una città di 28.000 abitanti a giocarsi gli spareggi per la serie B. Il match d’esordio nella Lega Pro riformata in estate aveva fatto ben sperare. La Spal ha provato sulla pelle cosa significa incappare in una domenica perfetta dei granata. 0-3 e calcio spettacolo. Quello che non si è visto ieri sera. Quando oltre ai riflettori dello stadio non c’è stato altro a illuminare la serata. Ti aspetti i soliti quattro a tirare la carretta: Caponi, Bartolomei, Settembrini e Grassi. E invece li vedi correre in mezzo al campo, con grinta certo, ma senza la solita lucidità. Il capitano vince la maggior parte dei contrasti con gli avversari, ma poco altro. I colleghi di reparto idem. Al fantasista col numero 10 Pomante, Zaffagnini e Perpetuini prendono subito le misure, imprigionandolo in un ermetico bunker di maglie bianche. In attacco Cesaretti si muove molto. Troppo. Alzano la testa per cercarlo e lui? Lui sta largo, poi si accentra, quindi scatta in cerca di una profondità mai trovata. La dea bendata a 5’ dalla fine toglie la palla dai piedi dei difensori aquilani e la dà a Christian. Anche lei vuole vederlo segnare. La corsa verso la porta viene vissuta in apnea da tutto lo stadio ma l’ex Frosinone si fa rimontare da Zaffagnini. Sugli spalti riprendono fiato e borbottano.

Colpa del calcio moderno. A fine partita Paolo Indiani si presenta in sala stampa con una faccia stranamente soddisfatta. Stranamente perché per tutti i 95’ è rimasto ai bordi dell’area tecnica scatenato. «L’Aquila ha giocato venerdì, mentre noi abbiamo avuto soltanto due giorni per prepararci. I miei hanno retto anche troppo bene: mi aspettavo un vistoso calo fisico». E chissà cosa sarebbe successo se gli abruzzesi fossero rimasti al completo. «L’espulsione di Pacilli ci ha favorito – prosegue il mister – altrimenti avremmo rischiato molto di più». Sono gli incontri ravvicinati quindi, secondo il tecnico, ad aver opacizzato la performance.

E pensare che poteva essere vittoria. I pali ancora vibrano. Perché in un “Wednesday night” non certo spumeggiante il Pontedera ha comunque rischiato seriamente di riempire la saccoccia con il bottino grosso. Zandrini ha dovuto usare le unghie nel primo tempo per deviare un sinistro di Grassi dalla distanza. E ha fatto lo stesso qualche minuto più tardi sulla botta di Caponi, finita ugualmente sul palo. Chi le unghie se la sta mangiando è Luperini: il tap-in a porta vuota dopo il tiro di Bartolomei doveva concludersi con una corsa liberatoria sotto la gradinata. Come quella di Caponi una settimana fa per festeggiare il gol partita. Ma in una serata “spenta” c’era da aspettarselo.

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