Il Tirreno

Pontedera

Andrea e Alessandro stesso slalom, stesso gol

di Tommaso Silvi
Andrea e Alessandro stesso slalom, stesso gol

Le emozioni del padre di Caponi, ex bandiera pontederese, dopo il 2-1 del capitano «Molto simile a una mia rete nello spareggio di Modena, ma lui è stato più bravo»

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PONTEDERA. Ore 22,15. Stadio Ettore Mannucci. In campo Il Pontedera sta soffrendo contro il San Marino e il risultato è fermo sull’1-1. Con la maglia granata il capitano Andrea Caponi decide che è il momento di cambiare la storia della partita e arpiona il pallone, punta verso la porta, salta due difensori e deposita in rete. Minuto 75’. è il gol-partita. La gradinata esplode, i tifosi si abbracciano e in campo tutti corrono da “Andreino”.

Nel marasma generale ci sono tre signori che si stringono forte e hanno gli occhi bagnati dalle lacrime. Di cognome fanno Caponi e due di loro hanno vestito la maglia del Pontedera. Il fratello Manuel per due stagioni dal 2010 al 13 novembre 2011: giorno in cui un tremendo scontro di gioco lo mandò in coma costringendolo ad abbandonare il calcio. Ora sta bene ed esulta in questa notte di inizio settembre con lo zio e il padre, Alessandro, classe 1963, idolo dei tifosi granata degli anni ’80. La rete di Andrea qualche secondo prima ricorda tanto quelle che segnava il babbo. Anche all’epoca il Pontedera era nei professionisti. E nonostante le stagioni si concludessero sempre con il fantasma dello spareggio per non retrocedere il copione non cambiava mai: Alessandro si calava i calzettoni sotto il polpaccio e mandava in estasi i tifosi.

12 giugno 1988: Pontedera-Carbonia 4-3, con una carovana di pullman di tifosi granata al seguito. Tracollo nei dilettanti evitato per un pelo. Due gol di “Ale” Caponi, che in precedenza era stato 6 mesi fuori dal campo per un ginocchio che non gli dava pace. 7 giugno 1990: al Braglia di Modena contro il Novara, 1.200 pontederesi presenti. Risultato finale 3-1. Altre due perle di Caponi. Pontedera tira ancora un sospiro di sollievo. Basta poco per spiegare come mai quando mette piede dentro lo stadio per seguire le partite del figlio, ancora oggi, Alessandro Caponi viene accolto dai tifosi come 30 anni fa. Abbracci, strette di mano, ricordi che riportano a domeniche ormai lontane. «Ancora non mi spiego come hai fatto a segnare quel gol», oppure: «Se non c’eri te Alessandro non ce l’avremmo fatta».

Contro il San Marino il babbo di Andrea è seduto in tribuna, vicino ai tifosi come sempre, e sta guardando il figlio. Non è un fantasista come lui; gioca in mezzo al campo, contrasta, corre, lotta. «Io giocavo per la gente lui si mette al servizio della squadra. Mi assomiglia fisicamente ma dentro è tutto suo mamma. Un professionista serio, mica come me». In effetti il carattere di Alessandro non era esattamente dei più docili. Ma non importava a nessuno, perché lui faceva gol. I tifosi si ammutoliscono di colpo. Andrea cattura il pallone sul vertice sinistro dell’area di rigore. Due del San Marino gli si fanno davanti. Un frazione di secondo e i movimenti del padre tornano alla mente. La palla e il capitano passano insieme tra le gambe degli avversari. Ecco il portiere, che si tuffa a protezione del primo palo. Alessandro lo guardava sempre prima di calciare e lo infilava nell’angolo opposto. Andrea fa lo stesso.

La corsa sotto la gradinata ricorda quella del babbo verso il settore ospiti pieno di bandiere granata nello spareggio di Modena. «Fu un gol simile a quello segnato da Andrea, ma io sfruttai la velocità mentre mio figlio ha messo a sedere due difensori da fermo. È stato più bravo». Aggrappati alla rete con le corde vocali a pezzi ci sono tanti amici di infanzia di Andrea che ora festeggiano con lui. Loro nell’88 e nel 90’ erano appena nati e le magie di Alessandro le conoscono soltanto grazie ai racconti di zii e conoscenti più grandi. «Sono orgoglioso dei miei figli e di questa città. La mia famiglia ha dato tutto per il Pontedera e serate del genere non le dimenticherò mai. Mi sono addormentato alle 4 – racconta ancora l’ex bandiera del Pontedera – perché non riuscivo a smettere di pensare al gol di Andrea». Attimi col fiato sospeso e poi finalmente il fischio finale. In campo gli uomini di Paolo Indiani si stringono forte in cerchio. Come quei tre in gradinata. Babbo, fratello e zio di Andrea. 30 anni dopo è ancora un Caponi a far gioire Pontedera.

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