Sicurezza
Indiani-Caponi, due magie e il Pontedera è sulla luna
Granata in vetta alla classifica con l’Ascoli grazie alle mosse azzeccate del tecnico e alla serpentina del capitano. Il San Marino è battuto 2-1 dopo una gara sofferta
PONTEDERA. Granata in testa alla classifica di Lega Pro. In coabitazione con l’Ascoli, è vero. Ma pur sempre in cima e soprattutto davanti a tutti gli squadroni del girone indicati alla vigilia della stagione. Pisa compreso. Sono solo due le giornate di campionato. Ma chi se ne frega. Per una settimana il Pontedera è a punteggio pieno. E sogna. Lo fanno i tifosi che ieri erano oltre mille al Mannucci, così come la dirigenza e i giocatori.
Piedi per terra. L’unico, c’è da scommetterci che già stanotte ha cercato il miglior modo per far tenere i piedi per terra a tutto l’ambiente è Paolo Indiani, l’allenatore che nella gara col San Marino ha camminato per tutto il tempo avanti e indietro di fronte alla sua panchina. Che ha sbuffato e imprecato sempre con la bottiglietta in mano. Ha visto andare in apnea i suoi, ma con un doppio cambio poco prima della mezzora ha creato i presupposti per questo 2-1 che vale il primato. «I cambi li ho fatti per cercare di vincere la partita e sbloccare una situazione che si stava facendo difficile. Ma abbiamo creato molto e la vittoria è meritata», ha detto Indiani a fine gara.
In testa, ma che fatica. Ora Pontedera è sulla luna, guarda tutti dall’alto. Ma ha anche tremato e non poco davanti a un avversario che ha saputo cogliere impreparati i padroni di casa in più di una circostanza. Una squadra, quella dello spagnolo David Rodriguez Cortez che ha corso e ha interpretato benissimo l’incontro, togliendo certezze ai granata sia in fase d’impostazione che di copertura sugli inserimenti dei centrocampisti, pronti a turno a fiondarsi al fianco del centravanti-boa La Mantia. Il tutto, nonostante sia passata praticamente subito in svantaggio, grazie a un tiro di Settembrini dopo 2’, bravo a recuperare una palla vagante appena dentro l’area e a tirare con rapidità. Ma anche fortunato a trovare la gamba di Fogacci con il portiere Vivan completamente fuori causa. Il San Marino ha vacillato, ma si è ricomposto. Aiutato anche da un Pontedera troppo precipitoso nelle ripartenze e spesso molle e lezioso nell’impostazione da dietro. La mediana dello spagnolo (Valeriani davanti alla difesa, Sensi e Poletti a correre in mezzo) ha isolato Caponi, solito perno a copertura della retroguardia di Indiani, obbligando Madrigali e Gasbarro ad accorciare molte volte fuori dal loro habitat naturale. Da una palla persa e da un fallo al limite è nata la chance per Poletti che poco prima della mezzora ha gelato il Mannucci. Una sorpresa per molti, ma non per il solito Indiani: «Mi aspettavo un San Marino organizzato. In questa categoria tutti si attrezzano per giocare al meglio le proprie carte».
Fiammate, prima della mossa. In parità e con la testa piena di aspettative, i ragazzi di Indiani hanno perso il bandolo. Nemmeno Grassi ha dato l’impressione di poter ricucire lo strappo di reparti poco compatti e presi d’infilata troppo spesso dai dirimpettai. Un paio di fiammate granata nel finale di primo tempo e una punizione-schema con lo stesso “Gigio” al tiro (deviato dal portiere) hanno, però, tenuta accesa una gara che il San Marino ha provato a portare a casa nella seconda parte, abbassando il baricentro e affidandosi alle scorribande di mediani ed esterni con La Mantia che ha creato qualche problema ai difensori.
Cambi e serpentina. Al 25’, la mossa: fuori Bartolomei e Paparusso, dentro Cesaretti e Luperini. Dal 3-5-2 al 4-3-1-2. Dettagli, si direbbe. Ma non è così. Perché il fiato corto del San Marino e più granata ridosso dell’area avversaria creano scompiglio tra gli ospiti. L’idea è giustissima, ma senza la serpentina di Caponi quattro minuti dopo il cambio tattico sarebbe solo un tentativo di cambiare le sorti di una gara che rischiava d’imbucarsi in un tunnel senza uscita per il Pontedera. Il resto è apnea, questa volta del pubblico che scandisce 5’ di recupero. Fino all’urlo di gioia finale.
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