Il Tirreno

Pontedera

Sull’azzurro il biancorosso di Santa Croce

di Luciano Gianfranceschi
Sull’azzurro il biancorosso di Santa Croce

Il dopo Prandelli mette in primo piano Allegri, Spalletti e Ulivieri, tutti ex Cuoiopelli

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SANTA CROCE SULL’ARNO. Com’è che nel ristretto gruppo di candidati alla futura guida della nazionale italiana di calcio, dopo le dimissioni di Cesare Prandelli, fallimentare ai mondiali in Brasile, tre – tra i diversi nomi spuntati per i più papabili Renzo Ulivieri, Luciano Spalletti e Massimiliano Allegri – hanno militato nella Cuoiopelli? Hanno vinto tutti e tre la panchina d’oro, ma ci dev’essere dell’altro…

«Ulivieri cominciò la carriera di trainer sulla panchina biancorossa, durante la stagione 1966/67, al campo vecchio Silvano Buti. Aveva appena 27 anni, faceva l’allenatore giocatore, il compito era di salvare la Cuoiopelli dalla retrocessione – racconta l’attuale presidente onorario della società biancorossa, Mario Brotini – . All’epoca la squadra militava in serie D, la serie cosiddetta semiprofessionista. Era l’anno dell’alluvione a novembre, il 1966; Ulivieri ci riuscì… con un colpo di fortuna, perché la Federazione allargò gli organici e non ci furono retrocessioni».

Va anche detto che “Renzaccio”, sanminiatese, prometteva meglio come allenatore che come centromediano in campo (in precedenza aveva militato anche nella Folgore pallavolo).

Infatti aveva disposto la Cuoiopelli con i terzini fluidificanti, l’ala tornante, e le punte che s’incrociavano. Così nel 1972 passò ad allenare l’Empoli in serie C, e poi negli anni successivi fece parte dello staff tecnico delle giovanili della Fiorentina, con la quale vinse nel 1978 il torneo di Viareggio. Nel 1995 è Panchina d’oro con il Bologna. Erano i tempi con Baggio e soprattutto del famoso cappotto blu indossato anche a maggioQuando in seria A con il Cagliari giocò al Meazza con il Milan, Ulivieri era squalificato e in panchina andò Franco Melani, ex allenatore delle giovanili della Cuoiopelli: la gara finì a reti inviolate.

Ora potrebbe essere il traghettatore, in attesa dell’incarico ad Allegri. Anche se sembra essersi tirato fuori, da solo, con una delle sue uscite che finiscono per spiazzare, inerente la candidatura di Marco Tavecchio a presidente della Federcalcio: un nome solo, ha detto in sostanza Renzo Ulivieri, non è certo una candidatura ma un qualcosa di imposto dall’alto.

Così continuerebbe a svolgere il suo ruolo di presidente dell’Asscociazione italiana allenatori di calcio.

«Spalletti, classe 1959, arrivò alla Cuoiopelli dall’Alabastri Volterra nel 1980; era un capellone, e un diesel sui terreni pesanti. Legò subito con l’allenatore Lazzerini. Come centrocampista non è andato oltre le serie C, ha militato poi in squadre liguri sfiorando anche la serie B. Come allenatore s’è levato più soddisfazioni, anche internazionali rispetto ad Allegri e Ulivieri», raccontano i fratelli allenatori Carlo Paolo e Luciano Battaglioli.

«Ma cominciò subito bene prendendo nel 1994 l’Empoli in crisi in C1 nelle ultime 6 giornate, e salvandolo poi battendo ai playout l’Alessandria. Successivamente migliorò il gioco fino a portare gli azzurri in serie A. Si sentì profeta in patria». Ma ora è più conosciuto in Europa che a Certaldo, suo paese natìo. Il gran salto lo fece con l’Udinese, e nel 2005 vinse la Panchina d’oro per aver portato i friulani in Coppa Uefa. Trampolino di lancio per la Roma, alla quale dette un gioco divertente per quattro stagioni». Successivo il passaggio allo Zenit San Pietroburgo, nel dicembre 2009. Vince due campionati, e si aggiudica anche trofei importanti come la Coppa e la Supercoppa di Russia. La sua specialità è creare il gruppo, e a tenerlo in pugno. Ha esperienza internazionale, credenziale che per la Nazionale italiana vale molto. Quest’anno è stato esonerato con la squadra al secondo posto in classifica.

È intervenuto anche a Pitti Uomo, nel gennaio scorso, uomo immagine per un brand calzaturiero russo, e nel vedermi ha voluto mandare i saluti ai santacrocesi.

«Allegri, classe 1967, arriva a Santa Croce nella stagione 1983/84, prelevato dal Picchi Livorno. Ha molto talento e scarso fisico, tanto che è soprannominato acciuga», racconta Adamo Puccini, generala manager della Cuoiopelli. L’ha scoperto il talent scout Walter Pellegrini, che tuttora ricorda: «In società invece di essere contenti me ne dissero di tutti i colori perché avevo speso troppo (secondo indiscrezioni, 5 milioni di lire dell’epoca). Allegri gioca negli Allievi e dimostra di saperci fare, va in ritiro con la prima squadra nel campionato 1984/85, disputa qualche amichevole, fa 7 presenze in prima squadra entrando nel secondo tempo, ma il trainer Bianchi non ha spazio per i giovani».

Successivamente passa al Livorno e diventa professionista, ma esplode poi nel Pescara allorché l’allenatore è Giovanni Galeone. Ha imparato tanto, perché Allegri si vedeva già in panchina (e nel 2009 con il Cagliari vincerà la Panchina d’oro). «Ma non è Galeone che insegnava a lui, bensì Allegri che in campo guidava i compagni di squadra», continua Walter Pellegrini. Che fu l’unico a sapere dove era Allegri, quando avrebbe dovuto sposarsi a Livorno ma non si presentò all’altare. E i parenti delle sposa volevano conciarlo… per le feste.

Allegri è tuttora in contatto con Puccini, Brotini e il presidente Arcangelo Ceglia. Che conclude : «La recente festa per la vittoria del campionato e il passaggio della Cuoiopelli in Eccellenza, è stato fatta di martedì sera perché era l’unica data che Massimiliano aveva disponibile. Ma non s’è fatto vedere, con rammarico dei tanti tifosi presenti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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