Il Tirreno

Pontedera

Spalletti ai colleghi allenatori

«Siate voi stessi, l’esonero non è un fallimento»

«Siate voi stessi, l’esonero non è un fallimento»

PONTEDERA. «Mantenete sempre la vostra linea. L’esonero non è un fallimento. Fa parte del calcio. Troverete chi apprezzerà le vostre idee». C’è un velo di polemica nelle parole di Luciano Spalletti....

2 MINUTI DI LETTURA





PONTEDERA. «Mantenete sempre la vostra linea. L’esonero non è un fallimento. Fa parte del calcio. Troverete chi apprezzerà le vostre idee». C’è un velo di polemica nelle parole di Luciano Spalletti. Il licenziamento a marzo targato Zenit San Pietroburgo ancora non è andato giù al mister ex Udinese e Roma. E visto che davanti a lui c’erano tanti allenatori della Valdera a caccia di segreti da riproporre sui campi di provincia, ecco che il sassolino tolto dalla scarpa diventa un insegnamento: «Non lasciatevi scoraggiare. Andate avanti. Sempre».

Nella sala Carpi di via Valtriani non vola una mosca. Gli occhi e le orecchie sono tutti per l’ospite d’onore della serata organizzata dall’Associazione italiana allenatori di calcio. Prima di cominciare a disegnare esercizi e tattiche sulla lavagnetta, Spalletti parla a ruota libera, toccando anche argomenti di attualità. Compresi i mondiali in Brasile: «Faremo bene. Abbiamo un grande allenatore e una rosa valida».

Va controtendenza l’ex allenatore dello Zenit e difende gli azzurri. Anche perché se c’è una cosa che gli ha insegnato il calcio in tanti anni di panchine è che non bisogna farsi condizionare dall’esterno. Ci vogliono credibilità e sicurezza nelle proprie capacità. «Quando entrate dentro lo spogliatoio – dice Spalletti rivolgendosi agli allenatori – dovete essere pronti mentalmente. Se non sapete cosa dire ai vostri giocatori, meglio non parlare». In sala c’è anche chi dal silenzio ha tratto la sua fortuna, come il vice di Luciano Spalletti: Marco Domenichini. I due si conoscono fin dai tempi dell’Empoli, quando il giovane Luciano gestiva la squadra Allievi e il collega più esperto Domenichini si occupava della Primavera.

Nel giro di due anni i ruoli si invertono: l’allievo supera il maestro e vince la serie B, mentre il vecchio lupo è cacciato. «Era arrabbiatissimo e aveva ragione – ricorda Spalletti – ma dopo averlo osservato al lavoro decisi di contattarlo: lo volevo con me. In prima squadra».

Il resto è storia recente, con Spalletti e Domenichini insieme in Russia. «Perché non esistono i fenomeni –conclude proprio colui che un tempo venne esonerato dalla Primavera dell’Empoli – sono le circostanze che definiscono il profilo di un allenatore. Basta saper cogliere l’attimo».

Tommaso Silvi

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa