Il Tirreno

Pontedera

Col ciclismo c’è aria di festa e di mare

di Paolo Falconi
Col ciclismo c’è aria di festa e di mare

Tanta gente nel Cascinese e lungo tutto il percorso della seconda tappa della Tirreno-Adriatico: arrivo a sorpresa

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CASCINA. Ci scruta dalla testa ai piedi, Assunta, anziana ma in gambissima signora. E quando ha visto il pass appena ritirato al Quartiertappa, non facendocela a leggere “stampa” c’ha preso per qualcuno dell’organizzazione Rcs. Sorride, la signora Assunta e si lascia andare: «Bravi, bravi davvero. Ci avete portato un giorno di festa».

E noi che del giorno di festa raccontiamo solamente, giriamo i complimenti all’organizzione generale della 49ª edizione della Tirreno-Adriatico, con Mauro Vegni gran cerimoniere, a quella locale, alle centinaia di volontari e uomini delle forze dell’ordine che, sui 166 km da San Vincenzo a Cascina, hanno dato la loro mano.

Bella corsa, la Tirreno-Adriatico che nel 2013 è stata «la migliore gara italiana per qualità della partecipazione», dice Luca Gialanella della Gazzetta dello sport. Qualità confermata quest’anno. Visto che la cronosquadre di Donoratico è stata appannaggio della Omega Pharma e che ha portato a Cascina “un certo signor” Cavendish in maglia blu che indica il primato. Tanti bei nomi, oltre all’inglese: Contador (favorito per la classifica finale), Kittel, Evans, Sagan, Cancellara, Quintana; e tra gli italiani Michele Scarponi e Ivan Basso. Perché dalla tappa di domani che da Indicatore d’Arezzo porta verso l’altro versante d’Italia si comincia a fare sul serio con salite che vogliono vedere in faccia i corridori.

Ci sono anche Diego Ulissi e Damiano Cunego; peccato per l’assenza pesante di Vincenzo Nibali - vincitore delle due ultime edizioni - che ha preferito la Parigi-Nizza per preparare la sua Milano-Sanremo. E nei capannelli di sportivi al di là delle transenne lungo la via Toscoromagnola e corso Matteotti si sentivano delle frasi di delusione per non poter ammirare lo “squalo dello Stretto” su quelle vie. «Quando so che girano le ruote di una bici non manco mai – dice Gino –. Figurarsi se mi perdevo questa tappa. Anche fosse venuta giù acqua a catinelle».

Invece bel tempo. Davvero: da primavera inoltrata. Anche in mattinata, mentre gli operai tappezzavano con gli sponsor i metri di strada intorno al traguardo, la gente di Cascina era come partecipasse con gli sguardi. Il ciclismo è anche questo. Mentre aspetti che arrivi la corsa, capisci quanto lavoro e impegno ci sta dietro. Poi una folata e una macchia multicolor che il quintetto in fuga ha annunciato 3’20” prima: arriva il gruppone per il primo passaggio da Cascina, poi il secondo passaggio - con Dowsett - isolato dopo aver danzato un po’ di qua e di là dall’Arno e in mezzo a tante rotatorie. Un attimo, tanti applausi. E quasi la gara a riconoscere il più possibile i big. È il gran lavoro degli sportivi.

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