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In campo a 40 anni: il tempo passa, il fisico non c’è, l’infarto sì

PONTEDERA. Il tempo passa, la carta d‘identità no. A maggior rischio d’infortuni sono gli atleti Amatori e non i professionisti...

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PONTEDERA. Il tempo passa, la carta d‘identità no. A maggior rischio d’infortuni sono gli atleti Amatori e non i professionisti. Questi ultimi fanno parte di un contesto organizzativo più articolato, svolgono quell’unico impegno sportivo, hanno un’età che non supera certi limiti. Parametri che non sono propri dei primi.

Parliamo d’infortuni muscolo-scheletrici, ma anche di eventi molto più gravi che riguardano il sistema cardiocircolatorio. Per la loro caratteristica di Amatori, svolgono nell’arco della giornata un altro lavoro, capace di affaticarne corpo e mente.

Poi c’è l’età: 20 anni e 40-45 anni, quelli cioè che non scordano mai il primo amore. Sul piano medico è un divario abissale in tema di sicurezza e di prevenzione.

L’infarto, tanto per citare un esempio, è più frequente fra i 40 e i 50 anni, rispetto anche agli anziani. In sostanza, tutti in maglietta e pantaloncini a correre sullo stesso campo. Si può stare bene in salute, ma quella di un ventenne non è quella di un quarantenne: muscoli, articolazioni ed arterie non sono più le stesse, così pure i riflessi.

Poi ci si mette l’ora della partita, solitamente la sera, magari digiuni da ore perché non si è volutamente mangiato una volta usciti dal lavoro dell’ufficio o della fabbrica. E, ciliegina sulla torta del destino, il freddo, che impone tempi più lunghi di riscaldamento e, nella gara, di resistenza fisica.

La cronaca, a riprova, è spesso costellata di situazioni improvvise, inspiegabili ( fino a un certo punto), drammatiche e tragiche. Un conto sono i controlli clinici a cui ci può e si deve sottoporre prima d’iniziare un percorso sportivo, un conto è poi calibrare le proprie capacità psicofisiche allo sforzo cui si vuole sottoporre.

Il nostro organismo non è una macchina o, se pure lo fosse, d’inverno bisogna montare le catene anti-neve. Concludendo: amatori sì, ma con giudizio. A ciascuno le proprie gambe, comunque a ciascuno il proprio cervello, prima che sia troppo tardi.

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