Il dolore
Moser resta il campione anche se produce vini
Incontro alla Meridiana di Perignano coi tifosi di un tempo e gli estimatori di oggi Presentata la sua pregiata cantina in Trentino arrivata alla terza generazione
PERIGNANO. Lo hanno aspettato per quasi un'ora, alcuni soltanto per stringergli la mano, altri per chiedergli un autografo su una vecchia foto di quando correva, o per ricordargli un sempliceaneddoto d'epoca.
Francesco Moser, storico campione di ciclismo su strada e su pista degli anni settanta e ottanta, ha incontrato i suoi ancora numerosi estimatori ed ex tifosi al bar La Meridiana, per una chiacchierata e una degustazione dei vini da lui stesso prodotti nelle vigne del Trentino.
Almeno cinquanta appassionati di ciclismo perignanesi hanno atteso l'arrivo dello sceriffo (così era chiamato da colleghi e giornalisti nei suoi anni d'oro) davanti al locale di via Livornese, con due grandi striscioni con scritto Ciao Francesco. Tra i tanti intervenuti, anche il sindaco di Lari, Mirko Terreni, che ha portato i saluti dell'amministrazione comunale.
«Qui a Perignano – spiega il titolare della Meridiana, Tiziano Bacci – in molti sono cresciuti col mito di Moser. Ci siamo appassionati al ciclismo guardando le sue grandi imprese in televisione, e quando potevamo andandolo a sostenere dal vivo nelle corse che faceva qui vicino. Per noi è stato un idolo, sia per il suo talento che per i suoi comportamenti, e abbiamo deciso di omaggiarlo invitandolo qui a parlare della sua attività».
Sin dagli anni cinquanta l'azienda agricola della famiglia Moser produce vini di grande qualità nella valle di Cembra in provincia di Trento; dopo il fondatore Ignazio, Francesco e Diego hanno continuato questa tradizione, e ora anche la terza generazione con Carlo, Francesca e Matteo è impegnata in questa attività. Proprio Matteo corre pure lui in bici e promette assai bene. «Già da qualche tempo – continua Bacci – abbiamo stretto rapporti commerciali con la cantina Moser. Così, sfruttando alcune amicizie comuni e il fatto che Francesco fosse in Toscana per motivi di lavoro lo abbiamo invitato qui per una apericena con i tifosi e una degustazione. È sempre molto disponibile nonostante i tanti impegni, e siamo davvero contenti che abbia accettato».
Ancor più contenti erano i suoi vecchi sostenitori.
Quasi tutti uomini dai cinquanta anni in su, ma con addosso la tipica esaltazione dei bambini di fronte ai loro campioni preferiti: uno gli ricorda di essere stato in gruppo con lui per qualche corsa, un altro gli mostra delle foto sbiadite fatte durante una gara qui vicino, un altro ancora gli promette che comprerà il suo vino a scatola chiusa. Qualche autografo, tanti sorrisi e un po' di nostalgia per un ciclismo d'altri tempi che forse ora non esiste più.
Nicolò Colombini
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