Sicurezza
Quarantacinque anni fa Mazzinghi conquistò il mondiale
PONTEDERA. «Ricordo tutto di quel giorno. 26 maggio 1968. Lo stadio San Siro gremito di pubblico. Che mi incitava, mi chiedeva di riportare in Italia il titolo. Fu durissima, Ki-Soo Kim, il mio...
PONTEDERA. «Ricordo tutto di quel giorno. 26 maggio 1968. Lo stadio San Siro gremito di pubblico. Che mi incitava, mi chiedeva di riportare in Italia il titolo. Fu durissima, Ki-Soo Kim, il mio avversario, aveva una resistenza eccezionale. Spesi le mie energie fino all'ultimo. Quindici riprese di un'intensità folle. Ma ne valse la pena». Sandro Mazzinghi di nuovo sul tetto del mondo, alla fine di un incontro passato alla storia di questa disciplina. Succedeva quarantacinque anni fa. Domenica la ricorrenza esatta: un 26 maggio che gli appassionati di boxe non si sono più scordati. La più esaltante impresa sportiva del “Gladiatore” pontederese. La vittoria più difficile («Senza dubbio il sudcoreano Kim è il pugile che più mi ha fatto soffrire. Un grande campione, non si piegava neanche con le cannonate»). Contro un avversario che due anni prima, a Seoul, aveva sconfitto Nino Benvenuti, ma che davanti a Sandro, al miglior Sandro di sempre, dovette capitolare. I quotidiani scrissero fiumi di parole, Pontedera, di nuovo, si preparava ad accogliere trionfalmente il suo figlio più illustre. «Sarei morto pur di non far tornare il titolo in Corea. Fu una vera corrida. Quando vedo i filmati di repertorio, la sensazione è strana. Mi sembra quasi impossibile di essere proprio io una di quelle due furie che se la giocano sputando sangue. Alla fine ce la feci, il mondiale Wba/Wbc dei medi junior era di nuovo nelle mie mani». Anche Ki-Soo, boxeur generoso, trovò la forza di resistere. Alla terza ripresa andò al tappeto, ma riuscì a finire in piedi. L'anno successivo, però, abbandonò per sempre il ring. Quando un intervistatore gli ha chiesto cos'ha lasciato alla boxe il “Ciclone di Pontedera”, e viceversa, Mazzinghi ha risposto: «Un bel ricordo. Mi sono sempre comportato bene. A me ha lasciato momenti irripetibili e quel senso di lealtà e rispetto verso il prossimo che credo solo il pugilato possa insegnarti».(a.l.)
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