Sicurezza
Baronti: «Questa è la mia famiglia»
“Renzino” ora è magazziniere ma dal ’78 ha fatto davvero di tutto
PONTE A EGOLA. Stagione dopo stagione, vittoria dopo vittoria, la struttura del Tuttocuoio è andato modificandosi: fra i primi tornei locali e le soglie del calcio che conta al Leporaia si sono avvicendati giocatori, tecnici e collaboratori, ma c'è qualcuno che è rimasto uguale, sempre con gli stessi colori addosso.
Si tratta di Renzo Baronti, magazziniere classe 1945, da 35 anni al seguito della squadra del suo paese. «Ho iniziato – spiega lui – nel 1978, e il mio primo ruolo è stato quello di guardalinee nel campionato di Prima Categoria. Tra l'altro ricordo benissimo la prima partita, ad Albinia, quando dopo pochi minuti mi presi anche una bandierinata da un caloroso tifoso locale: pensai che se quello era l'inizio, difficilmente avrei continuato. E invece sono qui, passando per retrocessioni dolorose e trionfi esaltanti, con la passione che solo un vero tifoso pontaegolese può comprendere».
Guardalinee, telefonista, accompagnatore, qualche anno fa anche vicepresidente, e ora magazziniere. Ne ha viste tante Baronti, che qui tutti conoscono come Renzino. Praticamente tutti i pomeriggi li passa allo stadio, e la domenica sempre insieme alla squadra, pure in trasferta. «È ormai la mia famiglia – continua – e sono felice di poter passare più tempo con questi ragazzi, ora che sono in pensione. Tra l'altro qui una squadra forte come questa non l'avevo mai vista, e il merito è tutto della società, che in questi anni ha fatto grandi cose. Le più grandi soddisfazioni della mia carriera, infatti, me le sono tolte recentemente con la vittoria in Promozione e i trionfi in Eccellenza, aspettando di sapere che ne sarà di questa splendida annata di serie D. Risultati che sono merito naturalmente di un grande gruppo e di un ottimo staff tecnico, guidato da uno dei più forti allenatori che abbia mai incontrato, Massimiliano Alvini».
Quando invece si tratta di giocatori, i giudizi di Baronti si fanno più complicati: «È difficile – conclude – dire quale sia il giocatore più forte che abbia visto in neroverde. Raffaele Moriani è un mio pupillo, dato che fui proprio io a portarlo qui dalla Castrense, ma Corrado Colombo è proprio di un'altra categoria». (n.c.)
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