Con la Daccordi la bici vince da ben 75 anni
Iniziò Giuseppe, poi Luigi con la moglie Gli anni d’oro al Giro d’Italia e alle classiche
SAN MINIATO. 75° anniversario dell’azienda Daccordi, costruttrice di telai e cicli da corsa che si tramanda da 3 generazioni. Nasce nel 1937, da un appassionato del ciclismo, l’allora ventiquattrenne Giuseppe Daccordi e il socio Armido Simoncini. Giuseppe dopo l’esperienza fatta alla bottega “del Marconi” a San Romano col socio iniziò a produrre telai e biciclette per conto terzi.
«Giuseppe uomo schivo – racconta il figlio Luigi –, di poche parole, ma con le “mani d’oro” e straordinaria intelligenza aveva la passione della bicicletta. La domenica partiva in sella alla sua bici - sua per davvero, perché se l’era fatta da sé - per andare a fare gare amatoriali». La Daccordi-Simoncini venne interrotta a causa dell’ultima guerra del 1943 ma alla fine del conflitto l’attività riprese e i due artigiani iniziarono ad affiancare alla produzione di biciclette normali, quella dei telai “da corsa”. Il ciclismo, sport nazional-popolare, portava lo spettacolo della fatica tra la gente. Accanto alle storiche “case” costruttrici , sorte ai primi del Novecento, ne nacquero altre. I due telaisti, come altri, soprattutto veneti, iniziarono a produrre biciclette da corsa.
Negli anni Sessanta, boom dell’automobile, ci fu una battuta d’arresto, la bicicletta sembrò destinata a scomparire. Il lusso, il nuovo status symbol, era l’automobile e tutti la desideravano.
Venne il ritiro dall’attività di Armido Simoncini e l’avvicinarsi del pensionamento di Giuseppe: così il figlio Luigi raccoglie il testimone dando una svolta all’attività essendo dotato di doti creative e manuali proseguendo l’attività del padre, ampliando la clientela e decidendo di investire per la creazione di un marchio. Nel 1982 partecipa alla Fiera del ciclo e del motociclo di Milano. Anche Marilena Forni, braccio destro di Luigi Daccordi, oltre a essere moglie, decide di occuparsi dell’amministrazione e della contabilità dell’azienda. Nel settore della bici quelli erano gli anni degli italiani, ai quali, insieme ai francesi, veniva tributato di aver “inventato” il ciclismo inteso come fenomeno sportivo.
La Daccordi , quindi fa anche importanti sponsorizzazioni: la prima fu nel 1985 fra i professionisti con la Gis, Ecoflam, Jolly 88 di Marino Basso, sodalizio confermato per altre due stagioni, delle quali fu memorabile quella del 1988, per la composizione del team, con corridori del calibro di Palmiro Masciarelli, Adriano Baffi, Giuseppe Petito, Cesare Cipollini, l’olandese Johan Van Der Velde, protagonista della storica tappa al Giro d’Italia di quell’anno, quando il 5 giugno, dopo una fuga solitaria sul Gavia, raggiunse la vetta sotto una tormenta di neve.
«L’esperienza fra i professionisti – continua Luigi – si rivelò fondamentale veicolo pubblicitario in Italia e all’estero con soddisfazioni personali per aver contribuito a raggiungere quel risultato! Le soddisfazioni continuano ininterrotte dal 1991 al 2004, grazie alla partecipazione al Giro d’Italia e ad alcune edizioni della Milano-Sanremo e Tirreno-Adriatico. Furono gli anni del sodalizio con Gianni Savio (Selle Italia), con il team manager piemontese che sdoganò in Italia moltissimi talenti sudamericani come Leonardo Sierra, Chepe Gonzalez, Hernan Buenahora, Carlos Contreras (vincitore di una tappa al Giro 2001), Fredy Gonzalez e molti altri».
Dal 2005 al 2007 l’azienda Daccordi è stata sponsor tecnico del team professionistico Ceramica Flaminia e in Francia ha partecipato a due importanti progetti nel campo del ciclismo dilettantistico, con Sarreguemines e Etupes. Il 2010 è l’anno della sponsorizzazione del team professionistico belga CC Differdange.
Sena Daccordi, figlia di Luigi rappresenta la terza generazione e da anni contribuisce alla conduzione dell’azienda che in seguito dovrà mandare avanti lei. Dice: «La bicicletta è il più ecologico dei mezzi di trasporto e per questo l’amiamo. Nel 2000 abbiamo costruito la sede di San Miniato Basso riunendo la produzione con il punto vendita perseguendo l’obiettivo del risparmio energetico, investendo in tecnologie che assicurassero elevato isolamento termico in modo da limitare le dispersioni di calore e favorire rapido riscaldamento e raffreddamento dell’ambiente. Nel 2010, abbiamo sostituito le recenti coppelle in fibro-cemento con copertura ad alta efficienza energetica, realizzata con coppelle in acciaio multistrato. Sul nuovo tetto abbiamo realizzato l’impianto fotovoltaico con pannelli amorfi in silicio, totalmente integrati al tetto e invisibili. Con i 36.000 Kwh annui di produzione, l’impianto fotovoltaico contribuisce a ridurre l’impatto ambientale del nostro ciclo produttivo».
Giancarlo Giannetti
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