Trasporti
Spalletti, serate spericolate
Ma chi è più bravo tra Spalletti e Allegri? «In questo momento Spalletti, lo Zenith San Pietroburgo va forte» risponde a tono Mario Brotini, che mentre parla li rivede entrambi con la maglia...
Ma chi è più bravo tra Spalletti e Allegri? «In questo momento Spalletti, lo Zenith San Pietroburgo va forte» risponde a tono Mario Brotini, che mentre parla li rivede entrambi con la maglia biancorossa. Allegri ha vinto lo scudetto il primo anno al Milan, Spalletti ha fatto miracoli con la Roma ma ha vinto la Coppa Italia e la Supercoppa. «Con quel Milan, lo scudetto poteva soltanto essere perso. Invece Spalletti con l’organico che aveva ha fatto il surplus all’Udinese e nella capitale».
Perché come calciatore è arrivato “tardi” in serie C? «Non faceva la vita dell’atleta. Andava a letto tardi. Era un diesel a centrocampo, l’aveva voluto mister Alberto Lazzerini che l’aveva alla Volterrana. Instancabile, e anche con un buon tiro, capelli lunghi, fisico robusto, in mezzo al campo era una forza della natura. Altrimenti Bini all’Empoli l’avrebbe preso in considerazione prima, non se lo sarebbe fatto scappare. Spalletti cambiava le società, andava dove lo conoscevano come calciatore e basta. Intendiamoci, il suo apporto l’ha sempre dato alla grande; ma se fosse stato un po’ più lavoratore avrebbe raggiunto tranquillamente categorie superiori».
Forse gli sembra di aver detto troppo, e Brotini si rimette in carreggiata: «Bini aveva visto giusto, per le caratteristiche. Anche di mettersi al servizio dei più giovani, della squadra. E di guidare i compagni: così dopo l’ultima stagione in campo nell’Empoli in C1, è andato per estrema necessità in panchina le ultime 6 partite evitando agli azzurri la retrocessione. Poi nel giro di un ciclo fantastico li ha portati in serie A. Questa è stata un’impresa, e infatti ha valorizzato anche la propria panchina».
A proposito, sia Spalletti sia Allegri hanno vinto la Panchina d’Oro. «Anche Renzo Ulivieri, con noi prima giocatore e poi trainer al tempo dell’alluvione 1966, attuale presidente nazionale degli allenatori. Non vuol dire che sono bravo con i tecnici – si schernisce – ma che ho un’età avanzata. A volte è anche difficile separarsi dagli allenatori bravi, che a un certo punto non vincono più e magari non è colpa loro, ma di una campagna acquisti sottotono, oppure di qualcuno che non copre il ruolo come necessario. Comunque con tutti ho sempre cercato di parlare, mai di litigare».
Un pronostico per oggi? «Non li faccio mai, dopo quanto ho detto, che senso avrebbe? E non dimentichiamo – conclude Mario Brotini - che c’è il ritorno al Meazza». (l.g.)
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