Sicurezza
I segreti di Maranello in un bel volume
Scritto dall’ingegner Pietro De Franchi in collaborazione col santacrocese Gufoni
SANTA CROCE. Quando negli anni Ottanta Santa Croce cominciava a farsi un nome – da capitale del cuoio e delle pelli, al pellame pronto moda per le griffe – divenne di colpo famosa per avere il più alto rapporto percentuale in Italia tra numero di abitanti e auto Ferrari possedute.
E qualcuno aveva - e ne ha - addirittura più di una, di vetture con il marchio del cavallino rampante di Maranello.
Poco dopo, nel 1986, fu fondato il Ferrari Club Santa Croce, che partecipava alle manifestazioni e le organizzava. E che strinse rapporti con la casa di Maranello, a cominciare dall’ingegner Pietro De Franchi, spezzino, e Franco Gozzi, originario di una frazione vicina a Fucecchio.
Questo e altro, soprattutto curiosità inedite sui mitici risultati sportivi delle rosse - «l’unico team al mondo sempre presente dalle origini della moderna Formula 1 e relativo campionato del mondo piloti è la Ferrari, che ha sempre realizzato la costruzione base della vettura con la propria tecnologia, telaio o scocca, carrozzeria, motore»- sono ora nel libro “Motore Ferrari, Maranello”. Nel quale De Franchi (33 anni di lavoro alla Ferrari, dal 1969 nella segreteria sportiva del mitico “padre” di tutto Enzo Ferrari) rivela retroscena di Formula 1, piloti, Ferrari club Italia, e anche “raccontini” fulminanti.
Nel volume (19 capitoli, 142 pagine, euro 12, edizioni CremonaProduce) ci sono spunti, con risposte ai tifosi da un insolito punto di vista, quello del dietro le quinte.
Eccone qualcuno, tra i tanti. Oggi l’orgia televisiva di sport di tutti i generi tende a svilire, a demitizzare il mito. Chi è stato il più grande di tutti i tempi, in Formula 1 o no? «L’argentino Fangio, oppure Nuvolari, Nazzara, Clark, Senna, Shumacher? Di sicuro quelli di oggi, Alonso, Hamilton, Vettel, sono ancora troppo teneri».
Ma perché correre con le auto, o con le moto, essendo lo sport più pericoloso in assoluto? «Si corre perché bisogna vincere, per desiderio di protagonismo. Ma per vincere devono essere in tanti a perdere, tutti meno uno».
Si dice che le corse servano a trasferire tecnologia sulle vetture stradali di tutti i giorni. «Alibi precario e discutibile, perché parlando della Formula 1 non c’è mai stato nemmeno un bullone che sia comune con una Ferrari Gran Turismo».
Nuvolari era davvero leggendario? «Tazio guidava anche senza il volante. Ingessato si fece calare in vettura e vinse. Alla Mille Miglia, ormai vicino all’arrivo a Brescia ma di notte dietro a Varzi che era in testa, spense i fari per poterlo infilare di sorpresa e andò a vincere».
Insomma quel libro è davvero un’enciclopedia di curiosità e di avvenimenti, da scrivere – come sostenevano i latini - con il carbone bianco. D’altronde due anni fa il primo libro di Pietro De Franchi, “Universo Ferrari”, ha costituito un piccolo caso letterario nella letteratura sportiva.
A quel volume, e a questo secondo “Motore Ferrari, Maranello”, ha collaborato anche il santacrocese Claudio Gufoni.
Luciano Gianfranceschi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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