Finanza
Le statistiche: Pontedera di casa in C2
Granata nelle prime posizioni come presenze dal 1978 a oggi, nonostante le molte stagioni trascorse in serie D
PONTEDERA. Ma allora il Pontedera in C2 è davvero di casa. Scorrendo i nomi dei club partecipanti alla quarta serie nazionale dal 1978 a oggi, i granata risultano tra quelli con il maggior numero di presenze. Una curiosità statistica che comprende anche il nuovo format, cioè quando la serie C, dal 2008, è diventata Lega Pro e al posto di C1 e C2 sono nate Prima e Seconda divisione. E che permette di dare conferma alle parole dei tifosi e degli sportivi cittadini, mai stanchi di ricordare quanto il gradino più basso del calcio professionistico calzi a meraviglia al Pontedera.
In vetta a questa speciale classifica ci sono i piemontesi della Pro Vercelli, con 24 presenze. Seguono Olbia e Pergocrema con 23, Legnano e Novara con 21 e Teramo con 20. A seguire, il Pontedera a 19, con Pavia e Pro Patria.
Gli anni di militanza dei granata partono dal 1982, quando il 10 maggio di quell’anno la squadra neopromossa nell’Interregionale e allenata da Sauro Brondi approda in C2 trascinata dai gol di Alessandro Piovanelli, dopo un entusiasmante testa a testa con la Cuoiopelli. Da allora la C diventa l’habitat naturale del Pontedera, che la frequenta ininterrottamente fino al 2000 (conquistando, nel 1994, anche la promozione in C1, dove rimane per un solo anno) col ritorno in serie D dopo lo spareggio playout perso con la Rondinella. Sono gli anni segnati dalla presidenza di Luciano Barachini quelli in cui i granata hanno calcato i campi della C.
La storia recente, invece, è il ritorno nella nuova Lega Pro. Ma, per come la descrive il figlio Marco, anche lui in società all’epoca e fresco di rientro (insieme al padre) nel sodalizio, sembra di parlare di un’altra epoca. «La differenza più grande sta nel lavoro del calciomercato – commenta – negli anni novanta dovevi essere un esperto della categoria e cercare di prendere i giocatori migliori, o almeno quelli che più si adattavano al tipo di gioco dell’allenatore. Oggi invece i dirigenti devono essere esperti di campionati Primavera e di settori giovanili, oltre che avere i giusti agganci con i club di serie A o B. Le regole ci spingono a usare i ragazzi, mentre prima si prendevano giocatori d’esperienza, e anche qualcuno che dai dilettanti poteva fare il salto di qualità, come negli anni in cui c’erano D’Arrigo e Tazzioli in panchina».
Ma il pensiero più importante oggi è un altro. «Abbiamo avuto un passato glorioso – dice Marco Barachini – ma ora Pontedera può di nuovo riscrivere la propria storia tra i professionisti».
Lorenzo Lazzerini
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