La manifestazione
Mia cara Seconda divisione Ma quanto mi costi?
Una società senza ambizioni deve mettere in conto un milione e 300mila euro E il Pontedera deve aggiungere anche i costi di adeguamento dello stadio
PONTEDERA. Facciamo due conti, in tempi come quelli che stiamo vivendo, in tasca alle società di calcio.
Quanto costa alle società un campionato di Seconda divisione? Nella terra di mezzo tra la massima espressione del calcio nazionale (serie A e B), e il mondo dei dilettanti, spesso l’ex serie C2 si rivela un duro banco di prova per molti club. Non solo sportivo, ma anche economico.
Fidejussione, iscrizione, stipendi da versare a tesserati e dipendenti, contributi e trasferte sono le voci di spesa. E in Lega Pro, così come in serie A, ma anche in Terza categoria, le uscite superano di gran lunga le entrate. Con i contributi a disposizione delle società che fanno giocare i giovani, la terza serie nazionale ha in parte compensato il divario, e ultimamente nelle casse societarie è entrato qualche soldo in più.
Ma per prepararsi a far quadrare i conti e scendere in campo, bisogna mettere in preventivo una spesa che si aggira intorno al milione di euro. Che non sono, come dicevano aun tempo, bruscolini.
In seconda divisione, un club spende in media da un milione e 100mila euro a un milione e 300mila. Se si escludono le eccezioni di chi si attrezza per vincere il campionato, e quindi arriva a spendere molto di più, questo è il budget a disposizione della maggioranza della formazioni.
Fidejussione e iscrizione. Sono i primi passi da compiere per partecipare al campionato. In Seconda divisione le società devono versare 30mila euro di iscrizione, sommate a una fidejussione bancaria di 300mila euro. Occorre inoltre essere in regola con gli stipendi e i contributi versati nella stagione precedente. Ingaggi giocatori. Il monte stipendi può arrivare a 800-900mila euro l’anno, se si considera che ogni giocatore della rosa, in una stagione riscuote dai 20 ai 40mila euro, per un ingaggio che può andare dai 4 ai 10mila euro mensili.
Tutti i giocatori tesserati, lavoratori dipendenti e addetti al settore sportivo messi a libro paga vengono retribuiti esclusivamente mediante bonifico bancario, che passa quindi dalle mani di Covisoc – la commissione di vigilanza delle società calcistiche – e Lega, alla quale vengono versati i contributi assicurativi, quelli previdenziali (Enpals) e le ritenute Irpef.
Trasferte. Anche per questa voce servono all’incirca 300mila euro annui, se si considera che, per almeno due volte al mese, giocatori e staff tecnico (circa 30 persone) devono alloggiare fuori prima delle partite esterne. Ma in questo capitolo le società toscane e le altre del centro Italia vengono spesso penalizzate.
Ogni estate, puntualmente, devono fare i conti con i rebus geografici della Lega Pro, che inserisce le formazioni del Granducato ora al nord, ora al sud, incidendo fortemente sui bilanci. Le trasferte nel settentrione costano decisamente meno (le spese sono legate a trasferimento, vitto e alloggio), mentre per spostarsi al meridione nella maggior parte dei casi saranno costrette a viaggiare in aereo.
Pontedera. Al battesimo in Lega Pro, dopo 12 anni di assenza, la società granata affronta una rivoluzione legata allo stadio Mannucci. L’installazione del manto in sintetico costa complessivamente un milione e 690mila euro, frutto dell’anticipo “concesso” dalla società Green Park come scomputo degli oneri di urbanizzazione della lottizzazione che costruirà nelle vicinanze dello stesso stadio. Le altre spese saranno ripartite tra Comune e Us, che verserà 150mila euro.
Un investimento considerevole per una società neopromossa, anche se, una volta terminati i lavori, non ci sarà bisogno di sostenere costi di manutenzione per l’erba artificiale, con la possibilità inoltre di affittare il campo ad altre squadre.
Lorenzo Lazzerini
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