Sicurezza
La Folgore è in lutto morto Marco Tiribilli
SAN MINIATO. Si spegne a 35 anni dopo una lunga battaglia contro un male incurabile a Marco Tiribilli Lascia il padre Roberto, mamma Sonia e il fratello Matteo. Entrambi pallavolisti, hanno giocano...
SAN MINIATO. Si spegne a 35 anni dopo una lunga battaglia contro un male incurabile a Marco Tiribilli
Lascia il padre Roberto, mamma Sonia e il fratello Matteo. Entrambi pallavolisti, hanno giocano nella Folgore San Miniato presieduta dallo zio Riccardo Taddei. Il funerale a Limite, stamani alle 11.
Marco lavorava nell'azienda del babbo, la Robert Plast che si occupa di prodotti in plastica, e divideva la sua vita con l'altra grande passione di famiglia: la pallavolo.
I due fratelli, Marco e Matteo, hanno giocato per anni nella Folgore San Miniato presieduta dallo zio materno Riccardo Taddei, sanminitaese. Poi Marco era passato nella squadra di Certaldo, Ap Pallavolo e all'Empoli volley arrivando a disputare il campionato di serie C.
Aveva frequentato l'istituto professionale Leonardo da Vinci di Empoli, diplomandosi nel 1996 dopodiché aveva affiancato la sua famiglia nella conduzione dell'azienda.
Recentemente aveva avviato un'attività di import-export di oggettistica legata ad un'altra sua grande passione, il mondo dei fumetti giapponesi. Questa nuova attività gli aveva permesso di stringere contatti con appassionati di tutto il mondo e di esporre i suoi prodotti nelle più importanti fiere nazionali.
La cerimonia funebre sarà svolta domani alle ore 11 nella Chiesa di San Lorenzo a Limite sull'Arno.
Marco ha convissuto con la sua grave malattia con grande dignità e forza d'animo. Quasi cinque anni fa le prime avvisaglie, poi un intervento chirurgico alla testa e altre terapie. Ma il cancro non gli ha dato scampo.
La famiglia e gli amici più cari sono rimasti sempre al suo fianco.
«Tutti sapevamo che Marco stava male – si legge nel sito della Folgore San Miniato – era ammalato da tempo. Marco essendo nipote del nostro presidente si era avvicinato alla pallavolo fin da piccolo, portato a questo nostro sport senz'altro dallo zio, a cui era attaccatissimo. Settore giovanile e poi prima squadra, tanti anni passati con la maglia giallorossa e con un modo di fare sport bello, gioviale, solare. Tutti gli volevano bene».
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