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Parla marco masi

PONTEDERA. È uno strano destino quello che lega Marco Masi al Pontedera. Dopo aver centrato un obiettivo, il tecnico non viene mai confermato sulla panchina granata. Era già successo due anni fa,...

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PONTEDERA. È uno strano destino quello che lega Marco Masi al Pontedera. Dopo aver centrato un obiettivo, il tecnico non viene mai confermato sulla panchina granata. Era già successo due anni fa, quando raggiunse l’ennesima salvezza (la terza in 3 stagioni alla guida), ma la nuova dirigenza decise di non confermarlo per il campionato successivo.

Quello che, con la nascita dell’Us Città di Pontedera, doveva segnare l’inizio di un progetto ambizioso. Il 19 ottobre 2010, dopo l’esonero di Giovanni Vitali, venne richiamato e raggiunse il secondo posto dietro al Borgo a Buggiano. Anche quest’anno, con la promozione in Lega Pro raggiunta con 2 giornate d’anticipo, Masi vive la stessa situazione. Neppure col massimo risultato riesce a guadagnarsi la riconferma. Ma, come è nel suo stile, l’ex giocatore di Pisa e Torino evita la polemica sulle decisioni della società. A fargli male sono altre questioni.

«Non voglio discutere le scelte – dice l’ex allenatore – quelle fanno parte del gioco. Ma sono molto dispiaciuto per come sono andate le cose con la dirigenza. I rapporti umani non sono certo stati eccellenti, e nelle ultime giornate c’è stato un vero e proprio stillicidio nei miei confronti e in quelli della squadra». Il riferimento va a quando, a campionato ancora in corso, si vociferava già dei programmi per la prossima stagione, che non prevedevano la permanenza di Masi e di molti giocatori a Pontedera.

«Questo gruppo meritava più rispetto – prosegue amareggiato – e direi che proprio i giocatori sono stati l’unica nota positiva. Fin da luglio tutti si sono messi a disposizione e hanno lavorato con grande sacrificio, per raggiungere un traguardo storico. È un peccato che in fondo i ragazzi non si siano goduti il trionfo al 100%».

Resta comunque il primo campionato vinto in carriera per Masi, a cui non mancheranno i club intenti a fargli la corte. «Ma per ora al futuro non ci voglio pensare – afferma – sono ancora troppo amareggiato per questo finale».

La festa insomma è durata poco per il tecnico, che della sua camminata trionfale coi granata salva solo gli stessi giocatori e il rapporto coi tifosi. Lo dimostra la dedica, dopo la vittoria a Viterbo, a uno sportivo speciale. Giuseppe Bernardini, scomparso lo scorso settembre. «Rappresentava tutto quello che di buono e vero c’è ancora nel calcio. Ce ne fossero di persone come lui». (l.l.)

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