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Pontedera

Ceccherini, portiere non più disattento

Ceccherini, portiere non più disattento

Forcoli, contro l’Este ha fatto ottimi interventi poi un rinvio ha rovinato tutto

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FORCOLI. È forse il giocatore che maggiormente ha sorpreso in stagione. Arrivato in sordina al Brunner, col compito di svolgere il ruolo di secondo portiere, Mirko Ceccherini ha conquistato il posto dopo poche partite per non lasciare più la porta amaranto. Domenica, nella sconfitta contro la capolista Este, i suoi interventi nell'ultimo quarto d'ora di partita hanno tenuto a galla il Forcoli. Poi quel rinvio maledetto nel recupero, finito sui piedi del miglior giocatore veneto ha rovinato tutto, col 2-1 ospite.

«Peccato – spiega il giocatore – perché ho vanificato quanto di buono avevamo fatto fino a quel momento: un mio errore di posizione. Niente scuse».

E dire che proprio lui è uno dei giocatori della rosa forcolese col tasso tecnico migliore. «Ho calciato al volo – dice – ma ero messo male e ho sbagliato. I miei compagni erano girati di spalle e quasi non si sono accorti. Peccato davvero».

Un'azione negativa in una stagione molto buona per il portiere che fra 20 giorni compirà 25 anni. Pisano di Orzignano di San Giuliano Terme, Ceccherini è cresciuto nelle giovanili della Lucchese per poi approdare a Pontedera, dov'è rimasto per 6 mesi, e successivamente andare a giocare nel Pietrasanta Marina, nella Fortis Lucchese e poi nel Forcoli. «Sono anche rimasto fermo due anni a causa del lavoro», sottolinea Mirko che fa il part-time in una ditta di manutenzione di ascensori. Su di lui ha lavorato molto il preparatore dei portieri del Forcoli, Alessandro Montagnani. Un rapporto pressoché quotidiano che sta dando i suoi frutti.

«Sono sempre stato scattante e reattivo – spiega ancora Ceccherini – ma durante il precampionato è emersa una mia lacuna che, in un torneo difficile come la serie D, non è proprio una sottigliezza. Tendevo a distrarmi, anche pochi minuti, finendo per combinare guai. Il lavoro svolto con Alessandro è stato in gran parte psicologico, con lunghe chiacchierate e continui richiami da parte sua come se ogni palla che mi arrivava fosse quella decisiva». E i risultati sono davanti agli occhi di tutti.

Andreas Quirici

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