Il dolore
Matteo Stefanini visita la Stella Maris
«Pensi di dare qualcosa venendo in questo istituto, invece è più quello che ricevi»
SAN MINIATO. Un campione lo riconosci in tutto e per tutto, non solo dal palmares. Lo riconosci dalla dedizione al lavoro, dal rispetto per l’avversario, e anche dalla sensibilità verso chi ha avuto meno, chi è più sfortunato, verso chi ti prende spunto dalle sue gesta per tirare avanti, fortificato dall’idea che se il campione è arrivato dove è arrivato, ognuno nella propria gara della vita, può farcela.
Matteo Stefanini è un campione. Del canottaggio lo sappiamo tutti, il suo palmares parla da solo: azzurro ai Giochi Olimpici di Atene 2004 sul singolo a soli 20 anni, tre volte campione del mondo Junior e Under 23, un tappeto di titoli italiani con la Canottieri San Miniato prima (il primo nella storia del club giallorosso) e delle Fiamme Gialle poi, e soprattutto l’argento iridato Assoluto in quattro di coppia nel 2010 in Nuova Zelanda e la qualificazione, sempre con il quadruplo, all’Olimpiade londinese ai nastri di partenza.
Qualche giorno fa Matteo Stefanini, tornato in Toscana per un breve periodo di riposo da raduni con la Nazionale e allenamenti, ha fatto visita ai ragazzi della Fondazione Stella Maris, l’istituto di ricovero e cura a carattere scientifico con sedi a Calambrone, San Miniato (due) e Fauglia. Dopo aver assistito a Santa Croce allo spettacolo “Sogni” di Beppe Dati, storico autore e compositore toscano tra i protagonisti dei più grandi successi della musica leggera italiana negli anni ’80 e ’90 (sono sue le celebri hit “Cosa resterà degli anni ‘80” di Raf e “Gli uomini non cambiano” di Mia Martini, famose le sue collaborazioni con Marco Masini e Laura Pausini) il portacolori delle Fiamme Gialle e della Nazionale ha fatto visita agli ospiti della struttura sanitaria di Calambrone, accompagnato dal presidente dell’istituto Giuliano Maffei e dal direttore generale Roberto Cutajar.
Anche Matteo, da campione qual lontano da acqua e remi, ha affrontato qualche difficoltà. Tra il 2006 e il 2007, quando da un anno all’altro si attendeva la definitiva esplosione e nella sua bacheca figuravano già una presenza a 5 cerchi, un oro iridato Junior sul quattro di coppia e due (più un argento) da Under 23 sul doppio, i medici lo fermano. Problemi cardiaci.
Inizia un calvario. Matteo entra ed esce dalle cliniche specializzate per continui controlli: la vita non è fortunatamente in pericolo, ma la carriera sì. Resta fermo più di due anni, perde il treno dei Giochi di Pechino 2008.
Poi tutto si risolve, come la migliore delle favole, e Matteo torna in pista. Anzi, in acqua, il suo habitat naturale, e lo fa nel migliore dei modi. Negli ultimi tre anni conquista altrettanti finali ai mondiali e una agli europei in quattro di coppia. All’ultima rassegna iridata a Bled, in Slovenia, col sesto posto in finale Matteo stacca il pass per Londra.
La visita alla Stella Maris ha colpito il canottiere samminiatese: «Vai alla Stella Maris pensando di dare qualcosa, in realtà torni avendo ricevuto molto di più dai bambini e dai ragazzi e ragazze che incontri». Stefanini ha potuto conoscere da vicino le attività dell’istituto scientifico di cura, compresi il laboratorio di neurogeneratica e la risonanza magnetica 7 Tesla, la prima attrezzatura a campo ultra alto tra poco attiva in Italia e una delle poche al mondo. Matteo ha promesso di tornare.
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