Sicurezza
Pontedera in vetta, stadio un deserto
A parte i supertifosi che seguono sempre, le gradinate hanno in media 400 spettatori nonostante le iniziative della società
PONTEDERA. Capolista in Serie D e con un piede e mezzo in Lega Pro non basta per attirare sportivi allo stadio. È il paradosso del Pontedera, primo a +7 sull’inseguitrice Arezzo, e punta dritto al salto di categoria, a 9 giornate dalla fine. Ma le presenze allo stadio Mannucci scarseggiano.
Vedere un impianto che può ospitare circa 5000 spettatori con le tribune semivuote mette tristezza: comprensibile, se la squadra disputasse una stagione anonima, annaspasse nella lotta per non retrocedere, o peggio, se non ci fosse un progetto serio e convincente a livello societario. Invece, fin dalla fondazione della nuova società, la dirigenza ha messo nel mirino il ritorno nei professionisti, obiettivo quasi raggiunto, e ha investito molto, col sostegno dell’amministrazione comunale, sul rilancio della Pontedera calcistica.
Eppure tutto questo sembra non bastare. Ci ha provato, all’inizio della scorsa stagione, il presidente Maurizio Casalini, con l’ingresso gratuito nelle prime partite di campionato, e installando giochi gonfiabili a lato della tribuna coperta, per incentivare la presenza delle famiglie. Quest’anno, la presidenza di Tiziano Orsini, ha provato a ridurre il prezzo degli abbonamenti, a venire incontro ai tifosi in occasione delle trasferte, con l’organizzazione di pullman speciali, e richiamando allo stadio i ragazzi del settore giovanile (come domenica con l’Orvietana). Tutto inutile. Sulla gradinata del Mannucci c’è solo un manipolo di irriducibili, Ugp, Ultras granata Pontedera, che seguono la squadra dal 1979, ininterrottamente. Intorno a loro, difficilmente si superano i 400 paganti.
«Non c’è più la cultura di andare allo stadio – spiega Carlo Barsotti, rappresentante del tifo organizzato – il Pontedera ha un grande seguito di sportivi, che però la domenica pomeriggio preferiscono guardare le partite in tv o andare in giro, e della squadra della loro città leggono il risultato sui giornali o su internet. I pontederesi devono partecipare attivamente e sostenere la squadra in un anno importantissimo, in cui festeggiamo il centenario e in cui potremmo tornare tra i prof dopo 12 anni».
Un appello accorato. Ma l’assenza di spettatori al Mannucci ha anche altre cause. Aspetti strutturali, come la crisi economica, che incide sulla spesa media dell’appassionato di calcio. E la mancanza di derby. L’inserimento nel girone umbro-laziale di serie D ha tolto al Pontedera ogni prospettiva di incasso dalle sfide con Forcoli e Tuttocuoio a esempio, e anche la sparizione del Ponsacco dalla categoria interregionale ha privato i tifosi della sentitissima sfida con i cugini rossoblù.
Forse un Mannucci pieno ci sarà con la supersfida con l’Arezzo (29 aprile): l’incontro che può valere una stagione.
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