Il Tirreno

Pontedera

Per Franco Paternesi il calcio dilettantistico non esiste davvero più

Lorenzo Lazzerini
<b>Franco Paternesi, una vita dietro alla scrivania del Cascina e soltanto quattro mesi nella sede del Pontedera pu&ograve; essere considerato il sir Alex Ferguson della nostra provincia </b>
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Franco Paternesi, una vita dietro alla scrivania del Cascina e soltanto quattro mesi nella sede del Pontedera può essere considerato il sir Alex Ferguson della nostra provincia

Il segretario storico (25 anni) del Cascina si racconta dopo aver lasciato la scrivania del Pontedera

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 PONTEDERA. Col Cascina sono state nozze d'argento, mentre a Pontedera la sua avventura è durata pochi mesi. Ma l'esperienza di Franco Paternesi nel calcio dilettantistico trascende la durata dei rapporti lavorativi, e ne fa uno dei dirigenti più navigati del panorama regionale. Un Ferguson di queste parti. In 74 anni, di cui 25 dedicati alla società nerazzurra, l'ex dirigente ne ha visto di calcio, e soprattutto ragazzi correre dietro a un pallone, sudare, soffrire non per vincere lo scudetto o la Champions ma solo per passione. Perché è questa l'essenza dei dilettanti.  Uno spirito che, secondo lo stesso Paternesi, è venuto a mancare col tempo.  «È un azzardo continuare a parlare di dilettantismo. La serie D di oggi può essere considerata un campionato prof, ma anche Eccellenza, Promozione e 1ª categoria si avvicinano sempre più a questa dimensione. Negli allenamenti è richiesto impegno continuo, dal martedì alla domenica partita inclusa, come fa un ragazzo a sostenere ritmi del genere ed essere considerato dilettante? Inoltre prevale la logica del risultato a ogni costo, ed è dato poco spazio alla crescita e alla maturazione dei giocatori».  E le società, in questo caso, fanno la loro parte?  «La maggior parte delle società vive alla giornata. Tutti stanno attenti, appunto, solo al risultato, e non pensano a un progetto. D'altronde il calcio, anche a questi livelli, ha raggiunto costi esorbitanti, ed è normale che chi investe soldi voglia vedere frutti subito. Ma per arrivare ai risultati serve pazienza; il mondo del pallone non è una scienza esatta, e occorre soprattutto buona programmazione. Bisogna guardare al dilettantismo come fanno in Francia, dove tutto il calcio non prof viene considerato a un livello amatoriale».  Da questo punto di vista, Franco Paternesi può ritenersi un privilegiato, vista la durata della sua esperienza a Cascina.  «Ho osservato tutto da un'unica prospettiva e ho ricoperto tutti gli incarichi dirigenziali, perché questa società mi ha dato modo, in 25 anni, di lavorare serenamente, indipendentemente dai risultati».  Invece, paradossalmente, a Pontedera è rimasto solo 4 mesi.  «Ci sono state delle divergenze tecniche, così con la società abbiamo preferito interrompere il rapporto in totale armonia».  Un'altra piaga del calcio moderno sembra essere il progressivo svuotamento degli stadi.  «Questo riguarda l'intero panorama, e non solo i dilettanti. La responsabilità è in primo luogo delle tv, che ormai trasmettono una partita al giorno e trattengono la gente a casa. Oggi uno sportivo preferisce la poltrona allo stadio. Prima inoltre c'era il gusto di potersi alzare la domenica e decidere se andare, mentre ora spesso devi fare il biglietto giorni prima. Manca il bello dell'imprevedibilità».

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