Il Tirreno

Pontedera

«E ora voglio portarvi il mondiale»

Francesca Lombardi
Alì Ndiaye con i postumi del match e (a destra) un momento della sfida
◗
Alì Ndiaye con i postumi del match e (a destra) un momento della sfida

Alì alle stelle dopo la conquista al palasport del titolo dell'Unione Europea

3 MINUTI DI LETTURA





 PONTEDERA. A una settimana dalla vittoria del titolo dell'Unione europea Mouhamed Alì Ndiaye, per tutti Alì, ha voglia di tornare sul ring, nonostante qualche "ammaccatura" al braccio che lo costringe a seguire un programma di fisioterapia. «Sto bene, posso già allenarmi nella corsa; il sacco, non potrò toccarlo prima di due settimane» afferma un Alì particolarmente di buon umore. E in effetti la vittoria davanti al grande pubblico del palasport contro Andrea Di Luisa ha regalato al pugile senegalese, divenuto cittadino italiano e soprattutto pontederese, una grande soddisfazione visto che l'incontro si prospettava impegnativo.  «Mi sono preparato al meglio per affrontare Di Luisa - spiega Alì, soprannominato The Power - per il mio avversario si trattava di una rivincita perché lo avevo già battuto anni fa da dilettante. Sapevo che sarebbe arrivato a Pontedera con tanta rabbia ed è riuscito a far andare l'incontro diversamente da come volevo». Sì perché Alì, come aveva annunciato il giorno prima durante la conferenza stampa di presentazione dell'evento, aveva dato la sua parola: la sfida sarebbe finita al quinto round. «Alla quinta ripresa Di Luisa è andato giù ma poi si è rialzato e ha resistito fino alla dodicesima, fino a quando è stato dichiarato il ko tecnico - conferma il boxeur pontederese - non è andata come volevo ma l'importante è aver vinto davanti a un pubblico così».  «È stata una grande emozione per me sentire il calore dei miei sostenitori - prosegue Alì - oltre alle persone di Pontedera, sono arrivati in 50 da Cagliari dove ho effettuato la preparazione tecnica insieme al mio allenatore Franco Cherchi, alla fine ho anche pianto e non è una cosa semplice riuscire a farmi piangere, perché sono un duro e riesco sempre a trattenere le lacrime. Questo successo lo dedico ai miei tifosi e alla città di Pontedera».  Qualche critica per l'arbitraggio. «Non mi è piaciuto come si è comportato l'arbitro - afferma il pugile 32enne, in forze alla Opi 2000 di Salvatore Cherchi - Di Luisa mi ha dato molti colpi alla nuca e un morso all'orecchio che mi è costato due punti di sutura, l'arbitro non è intervenuto, io sono andato avanti perché volevo vincere a ogni costo».  Ma ormai l'incontro con il napoletano Di Luisa, anch'esso uscito malconcio dal quadrato, è archiviato e Alì guarda avanti: «Ho bisogno di allenamento, sono come una macchina che ha necessità di benzina - dice - il mio obiettivo è portare un mondiale a Pontedera, per far questo ho bisogno del sostegno della mia famiglia, della città e magari anche di qualche sponsor. Io vivo con il pugilato, in ciò che faccio metto impegno e serietà, se qualcuno volesse aiutarmi per continuare a combattere ad alto livello e magari un giorno portare il titolo mondiale a Pontedera, è ben accetto». Dopotutto la tradizione pugilistica pontederese ha anche il titolo iridato nel suo dna. Sandro Mazzinghi insegna.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa