Il Tirreno

Pontedera

Il direttore sportivo Raffaele Pinzani spiega perché ha rifiutato l’offerta di Passerai

«Non volevo legare il mio nome alla scomparsa del Ponsacco»

Lorenzo Lazzerini
Il direttore sportivo Raffaele Pinzani e, a destra, Antonio Passerai
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Il direttore sportivo Raffaele Pinzani e, a destra, Antonio Passerai

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 PONSACCO. Falsità, ipocrisia e, spesso, illegalità si annidano nel calcio. Per fortuna, quando il pallone rotola in provincia riusciamo a sentire belle storie, in cui le ragioni del cuore prevalgono su ogni decisione. E' il caso di Raffaele Pinzani, direttore sportivo del Ponsacco nella stagione conclusa.  Invaghitosi dei colori rossoblù, il diesse empolese ha deciso di non seguire il destino dei Mobilieri, rifiutando la chiamata del presidente Passerai al nuovo sodalizio Pelli Santacroce sport (nato dalla fusione tra il titolo sportivo del Ponsacco e la Giovanile Staffoli). Pinzani, protagonista della salvezza raggiunta dai Mobilieri, non si siederà dietro la scrivania dei conciari, perché, afferma «Non voglio legare il mio nome a quello della scomparsa di una società storica come il Ponsacco». Figlio di Giovanni Pinzani (presidente dell'Empoli nel 1985, all'esordio in Serie A) e fratello di Riccardo Pinzani, arbitro di serie B, Raffaele di calcio ne mastica a dosi industriali, e sa bene che certi valori contano più di un incarico, anche in una categoria importante come la Serie D. Di ritorno nella città del Mobile per una cena con amici, l'ex diesse rossoblù spiega le sue verità.  Il suo passaggio al Pelli Santacroce veniva dato per scontato, perché invece è saltato tutto? «In realtà di scontato non c'era niente, ho solo ricevuto l'offerta di Antonio Passerai, che ringrazio per avermela posta, e l'ho rifiutata. Ritengo che, nella nuova società, non ci siano le condizioni per fare calcio».  Quali sono stati i motivi del rifiuto? «Dopo la stupenda salvezza ottenuta quest'anno, seppur con mezzi insufficienti per affrontare un campionato di Serie D, sono rimasto molto legato a Ponsacco. In questa città ho vissuto grandi emozioni, e non voglio che il mio nome sia legato alla scomparsa del club rossoblù.  Invece il titolo sportivo è stato trasferito in un'altra città, cosa pensa a proposito? « Antonio Passerai ha esercitato una norma consentita per legge. Quello che trovo vergognoso è proprio il fatto che la legge consenta operazioni del genere. E' assurdo il fatto che una realtà sportiva con 91 anni di storia venga privata del diritto di fare calcio per fondersi con una società con cui non ha niente a che fare, sia per tradizione che per blasone.  Fermamente contrario a questa pratica dunque, ma quanto il trasferimento del titolo ha influito sulla sua decisione?  «Tantissimo, per me è più importante poter camminare a testa alta sapendo di aver svolto bene il mio dovere a Ponsacco, che lavorare in questa condizione».  Infine, se il calcio ad alti livelli è scomparso da Ponsacco, quanta responsabilità hanno i ponsacchini?  «La loro colpa, e lo dico da amico, è quella di aver "snobbato" la Serie D. Nonostante i Mobilieri fossero in una categoria importante, allo stadio non c'è mai stata una grande partecipazione di pubblico, se non per i derby contro Pontedera e Forcoli»

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