Italia
Ponsacco non può stare senza calcio La piazza si ribella
Lorenzo Lazzerini
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I primi passi di Passerai e Zini nella società rossoblù nel Nazionale dilettanti 3 MINUTI DI LETTURA
PONSACCO. La rabbia e lo sdegno non arrivano soltanto dal palazzo comunale. Anche la piazza esprime tutto il proprio disappunto per il trasferimento del titolo sportivo del Ponsacco alla società Pelli Santacroce sport. E non potrebbe essere altrimenti. Dopo 91 anni di storia, a tratti gloriosa, con numerosi campionati trascorsi tra i professionisti, i Mobilieri spariranno dalla mappa del calcio regionale. E pensare che è passato poco più di un anno da quando le nobili decadute del Granducato, sprofondate nel campionato dilettanti, calcavano il terreno del Comunale. Ora la domenica pomeriggio, nello storico impianto, a rincorrere il pallone non ci saranno Pisa, Lucchese, ma i giocatori di una nuova società che (se costituita) ripartirà sicuramente dalla 3ª categoria. La dura realtà penetra nei cuori rossoblù dei ponsacchini e diventa inevitabilmente l'argomento principale di discussione. Non soltanto tra i tifosi più accaniti, ma anche tra gli sportivi e i sostenitori occasionali. Da piazza della Repubblica, a piazza Valli, passando per corso Matteotti, non c'è un bar, un'edicola, o un qualsiasi punto di ritrovo in cui non si scorgano gruppi di persone che parlano dei Mobilieri. La prima voce a levarsi da uno dei molteplici capannelli è quella di Franco, tifoso di vecchia generazione, che esclama: «Il calcio a Ponsacco non può finire così. La nostra è una società storica e dalla forte tradizione calcistica. Ricordo quando andavo sempre al Comunale e nelle lunghe trasferte in tutta Italia a seguire i rossoblù. Ora siamo costretti a veder scomparire la nostra società, o meglio, a vederla trasferire in un altro comune senza poter muovere un dito». C'è amarezza e rassegnazione nelle sue parole. D'altronde, è ormai troppo tardi per provare a far cambiare idea ad Antonio Passerai. Entro la giornata di oggi, l'ex presidente rossoblù depositerà in Federazione la documentazione necessaria per il trasferimento del titolo sportivo. A Ponsacco, c'è chi si scaglia contro il patron: «Non può portarci via il calcio - tuona Andrea - se non voleva rimanere poteva cercare di vendere, perché privarci della squadra? Lo spostamento del titolo a Santa Croce è solamente un'operazione dettata da fini commerciali, non certo sportivi, che colpisce al cuore tutti i ponsacchini». Poi s'interroga: «Perché Passerai non ha lasciato a Ponsacco il titolo?». Una domanda ricorrente nelle accese discussioni, alle quali partecipa attento anche il più diplomatico Alberto, che prova a rispondere analizzando: «In questo periodo di crisi economica è difficile trovare imprenditori disposti a investire nel calcio, e Ponsacco non fa eccezione. Le aziende cittadine non possono permettersi ingenti investimenti, e anche le organizzazioni di commercianti non avrebbero la forza per mantenere la squadra in serie D. Con questo voglio solo motivare la decisione di Passerai - prosegue - ma non lo giustifico. È vero che non poteva continuare a sostenere la società da solo, ma prima di trasferire il titolo della società era auspicabile che insistesse con i tentativi di cessione. Così si preclude agli interessati la possibilità di fare calcio». Una possibilità che potrebbe mantenersi intatta soltanto se la Federazione respingerà la richiesta di trasferimento del titolo dei Mobilieri Ponsacco calcio. Oggi infatti scade il termine per presentare tale operazione, ma per l'iscrizione al campionato di serie D c'è tempo fino al 12. Entro quella data (a meno di ulteriori proroghe), si formalizzerà la fine della società rossoblù e l'iscrizione alla D del Pelli Santacroce sport. Sempre che la Federazione non si opponga. È questo che sperano a Ponsacco.
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