«Voglio regalarvi un titolo iridato»
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Alì in palestra alla New Body Fitness di Cascina si allena sotto gli occhi del preparatore atletico Alessandro Filippi Alì Ndiaye combatte il 15 per il mondiale: «Ma adesso la città mi aiuti»
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PONTEDERA. Basta un battito di mani del suo preparatore e Alì è pronto a saltare, da fermo, su una pedana alta più di un metro. Da fermo non l'aveva mai fatto. Bravo nella tecnica pugilistica, Alì Ndiaye ha sempre sofferto in mobilità «Sul ring, ogni tanto, restavo fermo sulle gambe», dice di se stesso il pugile senegalese, ormai cittadino pontederese da anni. Fra tre settimane salirà sul ring. In Germania, il 15 luglio, affronterà un pugile del Montenegro, per il titolo mondiale. E a quell'appuntamento vuole arrivarci con un fisico... nuovo. Nasce così la seconda vita di Alì. Da un mese passa le sue giornate dentro una palestra di Cascina, la New Body Fitness, dove Alessandro Filippi, sta cercando di tirar fuori tutta la grinta che ha nei suoi muscoli. La forza esplosiva, dice il preparatore. FIno a oggi era un po' nascosta. «Questa nuova preparazione - spiega il pugile - mi aiuta a esprimere le mie potenzialità in maniera migliore. Dopo alcune settimane di allenamento sento una maggiore forza che si ripercuote in maniera positiva anche sui colpi». All'appuntamento del 15 luglio arriva imbattuto. O quasi «Ho disputato 20 incontri- racconta Alì - ne ho vinti 19. In Danimarca, dove ho perso un incontro, mi ritengo danneggiato dai giudici che non sono stati corretti, favorendo un pugile danese». Ora punta al mondiale. «Mi sto sacrificando - sottolinea - ogni giorno mi sottopongo alle sedute con Filippi. Voglio ringraziarlo: lo fa per passione, senza interesse. Dopo 4 settimane mi sento un altro. Faccio questo per me e per la città di Pontedera, che ritengo la mia città. La gente mi ha sempre apprezzato, sostenuto e voglio portare un titolo importante in questa città che ha trascorsi di boxe molto prestigiosi. Penso a Mazzinghi e a Redi». Avrebbe voluto regalare alla sua città adottiva anche un macht prestigioso. Ma non è possibile. «Non ci sono sponsor - dice con un pizzico di rammarico - non c'è qualcuno che abbia voglia di aiutarmi, in questo». Ce l'ha un po' anche con i politici della città. «Quando ero dilettante facevo giardinaggio - racconta - ora, tra i professionisti, vivo solo di pugilato. Ho bisogno di appoggi. Devo trovare degli sponsor che si avvicinino alla boxe. Mi piacerebbe che il Comune mi aiutasse in questa ricerca, così come ha fatto un anno fa, quando c'era il Pontedera calcio in difficoltà. Un appello, così com'è stato fatto per il calcio: chiamare a raccolta un po' di imprenditori locali che sono appassionati di questa disciplina. Sto perseguendo un sogno, un obiettivo: non vorrei, un domani, rimpiangere di non aver provato. Mi sento in grado di poter vincere quel titolo. Se vinco, poi, a guadagnarci non sono soltanto io. Ma tutta la città. È accaduto così, quando ho conquistato il titolo italiano dilettanti; è stata così le altre volte. Quando mi presento parlano di Pontedera. È per questo che chiedo alla città di darmi una mano». (e.ch.)
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