Italia
Bomber Caponi, rivincita con gli interessi
Francesca Lombardi
◗
Una fase di Pontedera Fiorenzuola giocata al Mannucci L'errore dal dischetto ormai è un ricordo ed è lo specchio della serenità nel Pontedera
2 MINUTI DI LETTURA
PONTEDERA. Aveva fallito il rigore in Coppa Italia contro il Borgo a Buggiano, ma si è rifatto del suo errore nelle prime due giornate di campionato segnando proprio dal dischetto due dei tre gol realizzati. Manuel Caponi, classe 1986, pontederese doc, è diventato l'idolo dei tifosi. Aveva fatto impazzire gli ultras al seguito della squadra nella lunga trasferta di Carpenedolo dove si era arrampicato sulla rete di recinzione del campo dopo la realizzazione del gol decisivo dagli undici metri. Al "Mannucci" contro il Fiorenzuola ha spedito baci alla tribuna dopo l'1-0 e ha esultato sotto la gradinata quando ha segnato il penalty che ha chiuso definitivamente il match. E gli ultras sugli spalti, Manuel li conosce uno a uno. «Sono amici - afferma il granata il giorno dopo il suo personale trionfo - sono cresciuto in questo ambiente, ho vissuto gli spareggi di mio padre dagli spalti, ora invece vivo tutto in prima persona». Manuel è infatti figlio d'arte, il papà Alessandro è una vecchia gloria del Pontedera calcio: per lui indossare la casacca granata sembra quasi un destino. «Per un pontederese fare gol davanti al proprio pubblico è un'emozione grandissima» racconta il baby Caponi, osannato dalla folla già durante la presentazione dell'Us Città di Pontedera due settimane fa. Manuel negli ultimi due anni ha militato in Seconda Divisione nelle file della Valenzana, ma ha un passato nelle giovanili dell'Empoli dove è cresciuto insieme a mister Giovanni Vitali. «Nella Valenzana giocavo esterno di centrocampo - spiega Manuel - mentre nella Primavera azzurra con Vitali facevo l'esterno di attacco nel 4-3-3; è questo il ruolo che preferisco anche se sono pronto a ricoprire altre posizioni a seconda delle necessità». A luglio, quando è arrivata la chiamata del diesse Umberto Aringhieri, il bomber granata ha avuto qualche perplessità. «La mia paura era quella di avere a che fare con i soliti problemi economici del Pontedera - evidenzia Caponi - poi quando ho capito che i nuovi dirigenti volevano costruire una squadra competitiva basata su presupposti solidi ho accettato; dopo un mese di lavoro hanno già pagato il primo rimborso dimostrando di essere persone serie». Così la situazione di questa nuova Unione Sportiva appare più rosea che mai: successi in campo e dietro alle scrivanie. L'armonia regna sovrana. «Il gruppo è sereno e compatto, i dirigenti fanno a turno per assistere agli allenamenti - conclude il centravanti - ai tifosi non posso promettere che vinceremo il campionato, non dobbiamo montarci la testa, ma giuro che lotteremo fino alla fine».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
