Il Tirreno

Pontedera

Biancoforno, la prima macchia

Paola Silvi
Alessandro Castellano alla battuta
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Alessandro Castellano alla battuta

A Trento arriva la sconfitta per le santacrocesi già promosse

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 SANTA CROCE. Si ferma a Trento la Biancoforno dopo una cavalcata inarrestabile verso la A2. Si ferma al tiebreak finito 9-15 a favore del team di Koja. La serie di successi santacrocese che parla di 24 vittorie consecutive e di 74 set vinti contro 13 persi. Ma se la squadra biancorossa ha macchiato il suo percorso immacolato non ha cancellato la sua supremazia né tanto meno la sua stagione da sogno.  «Per battere il Trentino Volley Rosa - commenta il presidente Pino Calò - ci sarebbe voluta la Biancoforno di qualche settimana fa: lo scontro diretto avrebbe avuto un altro sapore. Ora non c'era più la grinta e il mordente giusto per reggere il ritmo di un Trento nella partita della vita». Già seconde in classifica, Olivotto & C. hanno ottenuto i playoff come prima formazione, con un calendario che si prospetta dunque più favorevole. E hanno lavato l'onta del ko all'andata.  «Alla Biancoforno - continua il presidente - resta il merito di non aver mollato. Sotto di due set, la squadra ha saputo ribaltare una situazione compromessa. Con determinazione e senza perdersi d'animo. A quel punto non era facile avere la meglio di un Trento scatenatissimo, al sicuro fra mura amiche». Al di là del risultato finale le santacrocesi hanno avuto il merito di crederci fino in fondo. «Poi si sa - conclude Calò - il tiebreak è un terno al lotto». Niente rimpianti insomma ma un'analisi dettagliata da cui ripartire. «Dalle sconfitte s'impara», aggiunge Stefano Sassi, il secondo allenatore della Biancoforno. «Le ragazze hanno sofferto la lunga trasferta e forse non si aspettavano di trovare un Trento così agguerrito. Nei primi due parziali le padrone di casa - entra nel merito Sassi - sono riuscite a fermarci per ben 10 volte a muro. E questo non ci era mai successo».  Proprio il muro e la battuta hanno fatto la differenza. La capolista è stata tramortita dalla perfezione trentina. Ha faticato a riordinare i meccanismi, a trovare gli schemi giusti per eludere le barricate di Babbi e Serrapica. Swiderek ha dovuto ispirare una legge di sopravvivenza che piano piano, punto dopo punto, è arrivata dal centro, con le finte di Giovannelli e le veloci messe giù nei momenti cruciali da Martino. Puccini poi, entrata in corsa, ha siglato 3 ace che hanno cambiato il volto della gara. «Solo un leader - aggiunge Sassi - avrebbe potuto avere questa reazione. Senza vittimismi ma tanta pazienza».

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