Il dolore
Il personaggio
Marco Bracci vincente anche in panchina
Franco Polidori
È un gruppo stupendo che si merita tutti questi allori. Il mio ruolo mi coinvolge. E ora i mondiali in Giappone
3 MINUTI DI LETTURA
SAN MINIATO. L'entusiamo attorno alla nazionale femminile di pallavolo che ha conquistato l'alloro europeo in Polonia, è ancora tanto. Dalla Polonia alla Grecia, passando da San Miniato dove abita con la sua famiglia. Sorride felice e contento Marco Bracci, vice allenatore del team azzurro, che incurante delle fatiche che una competizione internazionale ha comportato, è già in un altro paese europeo, la Grecia. Il tempo di festeggiare con Piccinini & C. che il torneo Veterans Under 40 aveva fissato un impegno agonistico (sì, Marco Bracci gioca ancora) a Atene. Ed è sotto l'ombra delle cariatidi che Bracci suda. In campo con Zorzi, Masciarelli, Galli, Margutti e tanti altri. «Ci divertiamo ancora» afferma Marco Bracci.
Allora soddisfatto di questa medaglia europea?
«Sono molto contento, la medaglia è arrivata, ed è quella che tutti desideravamo, l'oro. La stagione a dire la verità era iniziata a primavera con alcuni importanti risultati, tra cui la certezza di qualificazione al prossimo mondiale. L'oro europeo in Polonia ci ha detto che siamo sulla giusta strada».
Il tuo ruolo come vicecoach della nazionale?
«Decide sempre il primo allenatore (Barbolini), chi va in campo lo decide lui, ma la valutazione generale coinvolge anche il sottoscritto ed è un ruolo importante».
Col tuo palmares da giocatore quale testimone e quali consigli hai passato a Gioli e compagne?
«Non ne hanno bisogno, sanno fare di tutto, comprese anche quelle piccole malizie che sono sempre necessarie in qualsiasi sport. È il tempo che affina il gesto sportivo e agonistico».
Piccinini, Gioli, Cardullo eccetera, ma sono ragazze... normali?
«Sono naturali davvero, non è naturale aver invece vinto di nuovo l'Europeo. Non era facile eppure ci sono riuscite».
Un'altra medaglia da te raggiunta stavolta come allenatore, avrai una stanza tutta tua piena di cimeli...
«No, ancora non è stata programmata, molte medaglie e molti trofei sono ancora chiusi in una valigia, va bene così».
Torniamo all'europeo. L'Italia ha vinto, merito dei singoli o della squadra?
«È un successo di squadra: chi va in campo sa che è titolare alla pari delle altre che stanno in panchina. Credimi, è un bel gruppo affiatato, ognuna sa stare al posto assegnato».
Ora la nazionale aspetta il mese di novembre.
«Sì, c'è la pausa fino a quando voleremo in Giappone per la Coppa del mondo. A casa starò poco».
Chi ti ha telefonato dopo la medaglia europea?
«Mia moglie Chiara è stata la prima, poi il presidente dei Lupi Agostino Pantani: è un vecchio amico e poi tanti altri amici da Tofoli a Giani. Insomma la vecchia guardia della nazionale si è complimentata con me e col gruppo per il risultato raggiunto».
Ultima curiosità: Marco Bracci ha giocato a grandi livelli il volley e ora è coach; sua moglie Chiara ha un trascorso pallavolistico, avete tre figlie. Per caso giocano a pallavolo?
«Sì, le prime due che hanno 12 e 10 anni stanno giocando nella Folgore San Miniato, si divertono, va bene così. L'ultima delle mie figlie è ancora piccola. Non esprimo giudizi, si devono solo divertire a quell'età. Lo sport deve essere anche divertimento, e la pallavolo lo è».
Generazione di fenomeni, così li chiamano. E nell'elenco c'è anche Sabrina Bertini attuale team manager della Biancoforno. Ufficialmente ha chiuso l'attività agonistica la scorsa stagione e ha accolto il nuovo incarico dirigenziale della Biancoforno. Ma il parquet la tenta ancora: fa parte della nazionale azzurra femminile Over 35-Under 45. In questi giorni la nazionale è in Grecia, a Loutraki, per alcune gare del campionato veterani. In campo con Sabrina Bertini anche altre toscane come Chiostrini e Rocchi.
Così dopo la parentesi azzurra agli europei in Polonia (Bertini era dirigente accompagnatore) è volata in Grecia. Solo la prossima settimana la Bertini sarà al lavoro alla Biancoforno, in vista del campionato che parte il 17 ottobre.
Allora soddisfatto di questa medaglia europea?
«Sono molto contento, la medaglia è arrivata, ed è quella che tutti desideravamo, l'oro. La stagione a dire la verità era iniziata a primavera con alcuni importanti risultati, tra cui la certezza di qualificazione al prossimo mondiale. L'oro europeo in Polonia ci ha detto che siamo sulla giusta strada».
Il tuo ruolo come vicecoach della nazionale?
«Decide sempre il primo allenatore (Barbolini), chi va in campo lo decide lui, ma la valutazione generale coinvolge anche il sottoscritto ed è un ruolo importante».
Col tuo palmares da giocatore quale testimone e quali consigli hai passato a Gioli e compagne?
«Non ne hanno bisogno, sanno fare di tutto, comprese anche quelle piccole malizie che sono sempre necessarie in qualsiasi sport. È il tempo che affina il gesto sportivo e agonistico».
Piccinini, Gioli, Cardullo eccetera, ma sono ragazze... normali?
«Sono naturali davvero, non è naturale aver invece vinto di nuovo l'Europeo. Non era facile eppure ci sono riuscite».
Un'altra medaglia da te raggiunta stavolta come allenatore, avrai una stanza tutta tua piena di cimeli...
«No, ancora non è stata programmata, molte medaglie e molti trofei sono ancora chiusi in una valigia, va bene così».
Torniamo all'europeo. L'Italia ha vinto, merito dei singoli o della squadra?
«È un successo di squadra: chi va in campo sa che è titolare alla pari delle altre che stanno in panchina. Credimi, è un bel gruppo affiatato, ognuna sa stare al posto assegnato».
Ora la nazionale aspetta il mese di novembre.
«Sì, c'è la pausa fino a quando voleremo in Giappone per la Coppa del mondo. A casa starò poco».
Chi ti ha telefonato dopo la medaglia europea?
«Mia moglie Chiara è stata la prima, poi il presidente dei Lupi Agostino Pantani: è un vecchio amico e poi tanti altri amici da Tofoli a Giani. Insomma la vecchia guardia della nazionale si è complimentata con me e col gruppo per il risultato raggiunto».
Ultima curiosità: Marco Bracci ha giocato a grandi livelli il volley e ora è coach; sua moglie Chiara ha un trascorso pallavolistico, avete tre figlie. Per caso giocano a pallavolo?
«Sì, le prime due che hanno 12 e 10 anni stanno giocando nella Folgore San Miniato, si divertono, va bene così. L'ultima delle mie figlie è ancora piccola. Non esprimo giudizi, si devono solo divertire a quell'età. Lo sport deve essere anche divertimento, e la pallavolo lo è».
Generazione di fenomeni, così li chiamano. E nell'elenco c'è anche Sabrina Bertini attuale team manager della Biancoforno. Ufficialmente ha chiuso l'attività agonistica la scorsa stagione e ha accolto il nuovo incarico dirigenziale della Biancoforno. Ma il parquet la tenta ancora: fa parte della nazionale azzurra femminile Over 35-Under 45. In questi giorni la nazionale è in Grecia, a Loutraki, per alcune gare del campionato veterani. In campo con Sabrina Bertini anche altre toscane come Chiostrini e Rocchi.
Così dopo la parentesi azzurra agli europei in Polonia (Bertini era dirigente accompagnatore) è volata in Grecia. Solo la prossima settimana la Bertini sarà al lavoro alla Biancoforno, in vista del campionato che parte il 17 ottobre.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
