Attenzione
Ciclismo
In 87 abbandonanoTanta rabbia e disgustoonore e applausi a Evans
Paolo Falconi
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L’arrivo vittorioso del belga Philippe GilbertLa corsa delle anomalie, la 57ª edizione della Coppa Sabatini. La corsa che ha mandato in bestia il pubblico che si è sorbito due terzi di gara con un quinto dei 111 partenti. In molti l'hanno definita una vergogna, arrivando a inveire con i commissari, i rappresentanti della Federazione e il ct Ballerini
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PECCIOLI. La corsa delle anomalie, la 57ª edizione della Coppa Sabatini. La corsa che ha mandato in bestia il pubblico che si è sorbito due terzi di gara con un quinto dei 111 partenti. In molti l'hanno definita una vergogna, arrivando a inveire con i commissari, i rappresentanti della Federazione e il ct Ballerini. Tutti, ovviamente, incolpevoli.
Anzi lo stesso Franco Ballerini non perdona il comportamento dei suoi ex colleghi: «Non si può abbandonare così la corsa; bisogna sempre onorarla e aver presente il pubblico ai bordi della strada. Lasciare tutto a un quarto di corsa perché non si è trovato l'accordo per andare a riprendere i fuggitivi è troppo. O forse pensavano alle prossime gare. I corridori hanno sbagliato, il pubblico ha ragione a brontolare».
Andiamo per ordine. La corsa delle anomalie si è - addirittura - decisa dopo 25 km. Vale a dire quando si sono staccati davanti in 25 e hanno subito creato un buco che per due-tre giri si è mantenuto sul minuto e mezzo. Un gruppo dove oltre al fresco campione del mondo Cadel Evans c'erano Duma e Rossi della Ceramica Flaminia: Caccia, Cheula Impey e Soler della Barloworld; Rubiano della Centro Calzature; Pozzovivo, Marangoni e Pavarin della Csf group Navigare; Visconti, Pidgornyy, Huzarski della Isd Neri; Charini, Montaguti, Salerno della Lpr; Gilbert (con Evans) della Silence Lotto; Malacarne della Quick Step; Bertagnolli, Bertolini e Solari della Serramenti Diquigiovanni Androni; Mazzanti del Team Katusha.
Andavano forte questi, e il gruppo vai tu-che vado io non è riuscito a ricucire; è arrivato a un distacco minimo di 37 secondi poi è mancato l'accordo e il gruppettino ha preso subito 4 minuti e mezzo diventati immediatamente oltre sette. Fatto sta che dopo poco più di cento km di gara in 90 hanno preso la strada delle docce invece di salire sui tornanti verso l'arrivo di viale Mazzini.
Il sopraggiungere della macchina del "fine corsa" ha smosso gli sportivi che hanno preso a rumoreggiare. L'amarezza era palpabile: c'è chi ha preso un giorno di ferie, chi è arrivato da Pistoia e Prato; chi l'ha presa come un vero atteggiamento irriguardoso dei corridori. E per fortuna il parterre dei 24 rimasti in gara era di qualità, con una iridato Cadel Evens che ha onorato la maglia e ha lavorato per la vittoria del compagno di squadra Gilbert.
A loro il lungo e convinto appaluso del pubblico è più che meritato; per chi ha abbandonato i fischi non sono mai sufficienti.
Anzi lo stesso Franco Ballerini non perdona il comportamento dei suoi ex colleghi: «Non si può abbandonare così la corsa; bisogna sempre onorarla e aver presente il pubblico ai bordi della strada. Lasciare tutto a un quarto di corsa perché non si è trovato l'accordo per andare a riprendere i fuggitivi è troppo. O forse pensavano alle prossime gare. I corridori hanno sbagliato, il pubblico ha ragione a brontolare».
Andiamo per ordine. La corsa delle anomalie si è - addirittura - decisa dopo 25 km. Vale a dire quando si sono staccati davanti in 25 e hanno subito creato un buco che per due-tre giri si è mantenuto sul minuto e mezzo. Un gruppo dove oltre al fresco campione del mondo Cadel Evans c'erano Duma e Rossi della Ceramica Flaminia: Caccia, Cheula Impey e Soler della Barloworld; Rubiano della Centro Calzature; Pozzovivo, Marangoni e Pavarin della Csf group Navigare; Visconti, Pidgornyy, Huzarski della Isd Neri; Charini, Montaguti, Salerno della Lpr; Gilbert (con Evans) della Silence Lotto; Malacarne della Quick Step; Bertagnolli, Bertolini e Solari della Serramenti Diquigiovanni Androni; Mazzanti del Team Katusha.
Andavano forte questi, e il gruppo vai tu-che vado io non è riuscito a ricucire; è arrivato a un distacco minimo di 37 secondi poi è mancato l'accordo e il gruppettino ha preso subito 4 minuti e mezzo diventati immediatamente oltre sette. Fatto sta che dopo poco più di cento km di gara in 90 hanno preso la strada delle docce invece di salire sui tornanti verso l'arrivo di viale Mazzini.
Il sopraggiungere della macchina del "fine corsa" ha smosso gli sportivi che hanno preso a rumoreggiare. L'amarezza era palpabile: c'è chi ha preso un giorno di ferie, chi è arrivato da Pistoia e Prato; chi l'ha presa come un vero atteggiamento irriguardoso dei corridori. E per fortuna il parterre dei 24 rimasti in gara era di qualità, con una iridato Cadel Evens che ha onorato la maglia e ha lavorato per la vittoria del compagno di squadra Gilbert.
A loro il lungo e convinto appaluso del pubblico è più che meritato; per chi ha abbandonato i fischi non sono mai sufficienti.
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