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Pistoiese appesa a un filo Oggi il verdetto Covisoc Macalli: per me è fuori

<strong>DISCUSSO.</strong> Bortolotti (a sinistra), numero uno della Pistoiese
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DISCUSSO. Bortolotti (a sinistra), numero uno della Pistoiese

Il baratro è lì, a un passo. Vicinissimo. Le speranze dei tifosi della Pistoiese di ritrovare la propria squadra in Lagapro sono davvero poche. Mario Macalli, presidente della Lega Pro, è stato chiarissimo: «Mi risulta che la Pistoiese ha una situazione delicata, ad una mia domanda se aveva ottemperato a una precisa richiesta mi è stato risposto di no».

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PISTOIA. Il baratro è lì, a un passo. Vicinissimo. Le speranze dei tifosi della Pistoiese di ritrovare la propria squadra in Lagapro sono davvero poche. Mario Macalli, presidente della Lega Pro, è stato chiarissimo: «Mi risulta che la Pistoiese ha una situazione delicata, ad una mia domanda se aveva ottemperato a una precisa richiesta mi è stato risposto di no».

«Allora io dico, usando il condizionale in quanto questa è materia esclusivamente della Covisoc, che se non ha ottemperato a questo è fuori anche la Pistoiese». Fuori dal calcio professionistico, con un futuro che a quel punto diventerebbe davvero a tinte fosche.
La vicenda in cui è finita la Pistoiese è davvero incredibile, e tutti i personaggi coinvolti sembrano usciti dal un film del migliore neorealismo post bellico.

In questa storia tutto è anomalo, a partire dall'acquisto della società orange. Un signore e alcuni suoi amici si presentano e nel giro di tre-quattro giorni concludono l'affare. Non sono i tempi del calcio.

Quando una società viene ceduta, i bilanci si esaminano con cura, gli esperti delle due parti si icontrano, chi acquista passa al setaccio anche le virgole. Per la Pistoiese no, tutto si è svolto a velocità pazzesca.
Altra anomalia. Chi acquista smania dalla voglia di presentarsi ai tifosi, di comunicare loro i piani della società, la struttura. Bortolotti&company niente. Riserbo assoluto, telefoni quasi sempre staccati, incontri rifiutati.

Il presidente evita i cronisti come la peste. E fa bene perché i cronisti del Tirreno sono curiosi. Passano i giorni ma la società non dà notizie di sé. Iniziano però ad affiorare i primi dubbi sulla consistenza del gruppo e sulle loro reali intenzioni. Perché tanta difficoltà a trovare i soldi necessarie ad ottenere le liberatorie? Perché non c'è una banca disposta all'esborso? Poi salta fuori il consulente di Bortolotti e il Tirreno scopre che su di lui pende la richiesta per una condanna a dieci anni di reclusione per il fallimento del Ravenna. Proprio come in un film. Che potrebbe non avere un lieto fine.

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di Redazione web