Il Tirreno

Pontedera

pisa sport

Il Pisa Calcio sull'orlo del crack

Giovanni Parlato Francesco Loi

Il Pisa Calcio sull'orlo del crack. Nonostante l'impegno del sindaco, dei tifosi, della famiglia Gentili-Mian in prima linea, i colori nerazzurri ieri pomeriggio sono precipitati in una voragine finanziaria. I conti non tornano, signori. Pomponi aveva affermato che servivano circa 2 milioni e 200mila euro per l'iscrizione. Ma la realtà dei fatti non è questa, e lo dice la Covisoc. L'esposizione è ben più pesante: la cifra è di 7 milioni e 700mila euro.

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. Il Pisa Calcio sull'orlo del crack. Nonostante l'impegno del sindaco, dei tifosi, della famiglia Gentili-Mian in prima linea, i colori nerazzurri ieri pomeriggio sono precipitati in una voragine finanziaria. I conti non tornano, signori. Pomponi aveva affermato che servivano circa 2 milioni e 200mila euro per l'iscrizione. Ma la realtà dei fatti non è questa, e lo dice la Covisoc. L'esposizione è ben più pesante: la cifra è di 7 milioni e 700mila euro.

Un tetto irraggiungibile per la città che - ecco la beffa - ieri aveva trovato quei 2 milioni e 200mila necessari per continuare il percorso in C1. La Covisoc, l'organo di controllo dei bilanci delle società di calcio, ha messo i punti in chiaro. Nei conti c'è una carenza patrimoniale di 5 milioni e 329mila euro (da aggiungere ai 12,4 milioni di debito del bilancio, con 3 milioni di crediti). Inoltre, la fidejussone di 100mila euro è stata eseguita tramite una banca estera e non italiana come vuole il regolamento. Come se non bastasse, in bilancio ci sono 2 milioni di euro in titoli brasiliani del 1959 legalmente validi, ma difficilmente esigibili.

«È emersa una realtà sconcertante», ha affermato il sindaco in una concitata conferenza stampa con i tifosi alle spalle che avevano un groppo in gola. «Da ora - ha aggiunto il sindaco - l'unico responsabile è Pomponi». E il commercialista Cesare Cava ha sottolineato: «Si devono vergognare per quello che hanno fatto. Basta con i personaggi che sono passati da qui depredando la città». Anche l'avvocato Andrea Bottone, garante del comitato "Salviamoc1", non ha avuto mezze parole: «È una pagina che vogliamo cancellare, mai più avventurieri».

E i tifosi, dentro una ribollente sala stampa del Comune, esprimono la loro rabbia: «Vergogna», «Basta!», mentre sul viso di qualcuno appaiono le lacrime.
La giornata di ieri segna la resa o, più precisamente, l'allontanamento di chi ha fatto il possibile per dare l'ossigeno necessario a un malato grave. Il Comune si era impegnato in questa battaglia affidandosi ad una persona di fiducia e di grande competenza come Cesare Cava. I tifosi e gli imprenditori (con donazioni a fondo perduto) hanno gettato il cuore oltre l'ostacolo mettendo insieme 1 milione e 500mila euro. Ieri mattina il sindaco, Cava e Patrizia Paoletti si erano recati dalla signora Gentili per chiedere un ulteriore contributo, il prestito dei 700mila euro mancanti. «Abbiamo voluto rappresentare la città intera - ha detto il sindaco di fronte a consiglieri comunali -. Eravamo riusciti nell'impresa. Poi è emersa la verità, impossibile da fronteggiare». E la Servair aveva promosso almeno altri 50mila euro.

Era stato lo stesso Bottone a dire al sindaco di chiamare la Covisoc per chiarire il quadro della società. «Ho chiamato Abete, il presidente della Federcalcio, che mi ha messo in contatto con Vittorio Mungeri, segretario della Covisoc e ho appreso - ha detto il sindaco - quanto mi era stato taciuto, ma che il Pisa sapeva dal giorno prima, non solo oggi come noi. La società del Pisa Calcio non aveva ripianato la carenza patrimoniale come richiesto già a marzo. Non aveva depositato una fidejussione idonea, oltre a non aver pagato, come sapevamo, gli emolumenti a dipendenti e collaboratori per 958.125 euro. In più non erano state pagate le ritenute Irpef ed i contributi Enpals per 1 milione e 300mila euro».

In serata è arrivato un comunicato del Pisa in cui si afferma che «la copertura perdita e la ricostituzione del capitale sociale sono stati ripianati secondo la scheda in allegato al comunicato in oggetto». Secca la replica sia del sindaco: «È lo stesso documento già bocciato dalla Covisoc. Se Pomponi vuole rimediare, deve metterci i soldi e non le schede». Domani alle 13 scade il termine per il ricorso. E martedì 14 la Covisoc emetterà il secondo verdetto.
Pomponi dov'è?

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa