Lutto
Ponte a Egola, Consulta sul campo Leporaia: si dimette il presidente
Riunione dai toni accesi tra cittadini di Ponte a Egola e Comune. Sotto attacco la gestione del campo dopo l’addio del Tuttocuoip
SAN MINIATO. È ancora una ferita aperta quella dell’addio del Tuttocuoio allo stadio di Leporaia di Ponte a Egola. Brace sotto la cenere, tanto da dominare ancora una volta, fra le polemiche, la consulta della frazione, conclusasi con le dimissioni del presidente Francesco Faraoni. Un addio, quello dei neroverdi, su cui Faraoni distribuisce responsabilità «a di tutti, da una parte e dall’altra», ovvero la società e il Comune. «Capisco i difficili rapporti con chi ultimamente rappresentava la società – ha continuato l’ormai ex presidente della consulta, in riferimento all’attuale massimo dirigente della squadra, Paola Coia –. Ma l’abilità di una amministrazione sarebbe stata proprio nel contrattare con il responsabile del club e non far si che tutta la società se ne andasse». Presenti alla serata il sindaco Simone Giglioli, l’assessora allo sport Elena Maggiorelli e Marzio Fiaschi, dirigente del Corazzano, unicA società partecipante all’ultima gara per la gestione del campo sportivo.
Tra le delusioni di alcuni, che nel caso della società “uscente” erano rappresentati l’altra sera da uno scatenato Andrea Dolfi, ex presidente dei neroverdi, c’è anche il tentativo risalente all’estate e poi fallito di far nascere una nuova società “ponteaegolese” che si occupasse dell’impianto, scongiurando «la perdita della gestione diretta del campo dopo 70 anni da parte del paese».
«Mi ero mosso in quella direzione – ha detto Faraoni –. Una squadra che partisse dalla terza categoria, ma che avesse come obbiettivi coltivare un settore giovanile. C’era il sostegno della frazione e di alcune realtà e squadre minori, oltre a genitori. Il San Miniato Basso Calcio si era reso disponibile anche a una possibile custodia temporanea. Dal Comune però ci è stato detto che non era possibile aspettare. Il bando era in uscita».
Il nodo, per i difensori di questo “partito”, era in pratica l’affidamento temporaneo del campo, che come ricordato da Giglioli avveniva ormai in deroga da anni, in un contesto in cui due gare erano andate deserte e il Tuttocuoio era impossibilitato a parteciparvi per requisiti attinenti ad alcune pendenze sull’erario. «È dal 2019 almeno che il Tuttocuoio gioca in quel campo grazie ad un nullaosta firmato da me, che consentiva lo svolgersi delle partite, nel contesto di tutti i requisiti richiesti dalla Lega Calcio – ha detto il sindaco –. Eppure a ottobre 2024, qui in consulta, eravamo stati chiari che quello dell’anno scorso sarebbe stato l’ultimo. Si potevano risolvere certi problemi e partecipare al bando, ma il Tuttocuoio ha fatto altre scelte. Con la gestione del Corazzano, unita agli amatori del Pannocchia, non credo che la gestione sia meno “ponteaegolese”, ma anzi sarà più aperta a questa frazione. Con lo sviluppo anche di progetti che riguardano la disabilità, il calcio camminato e via dicendo».
Parole che non hanno convinto certo Dolfi, né una parte della platea, che per l’intera serata hanno ribattuto tanto al sindaco quanto al presidente del Corazzano. «A Ponte a Egola e ai ponteaegolesi ormai non rimane niente. È ora di finirla – ha ribadito più volte l’ex presidente neroverde –. Tutto questo mentre il Tuttocuoio è costretto a giocare a Castelfiorentino e per la prima volta non ha un suo spazio». Disponibilità a far giocare la squadra su cui in realtà, da parte di Fiaschi, dice di aver fatto aperture: «Il Tuttocuoio è una società di Ponte a Egola. Ma lo sono anche i ragazzi che giocano anche in questi giorni nel campo, al 90% di Ponte a Egola. Con due squadre di amatori, una di calcio a sette e due di bambini. Noi abbiamo 8 squadre e un campo ai limiti, a Corazzano. Abbiamo partecipato al bando non per toglierci uno sfizio. Non siamo mai stati contrari al che il Tuttocuoio giochi in quel campo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
