Fucecchio, tumore al seno non diagnosticato: Asl condannata a risarcire un milione di euro
La donna è morta per una neoplasia maligna scambiata per una ciste
FUCECCHIO. Un errore nella diagnosi di tumore al seno ha privato una donna della possibilità di curarsi in modo adeguato. Se anche non fosse guarita del tutto, almeno le sue aspettative di vita con un approccio diverso alla malattia sarebbero state molto più lunghe. A distanza di sette anni dall’esame dal quale i sanitari non si resero conto della gravità della neoplasia al seno, la donna è deceduta.
Accertato da un collegio peritale nominato dal giudice il nesso tra mancata diagnosi e morte della paziente, il Tribunale di Firenze ha condannato l’Asl Toscana Centro a risarcire con oltre un milione di euro il marito e i due figli della signora. Nel conto è stato inserito anche il danno provocato da un intervento di mastectomia ritenuto inutile, viste le condizioni ormai irreversibili della patologia che avrebbero dovuto prendere la strada delle cure palliative e non quella invasiva della sala operatoria.
La visita
È il marzo 2014 quando la donna si rivolge all’ambulatorio di senologia a Fucecchio per un nodulo che la preoccupa. «Stia tranquilla, è una piccola formazione cistica benigna» è la risposta dopo l’esame dell’agoaspirato. La realtà era ben diversa. C’era una neoplasia maligna molto aggressiva, forse già evidente dal 2013, che venne capita solo 14 mesi dopo.
Il ritardo
Nella causa il giudizio del collegio peritale è stato netto. «In merito al ritardo diagnostico-terapeutico sul caso in questione, i Ctu hanno stimato un ritardo di 14 mesi, dipeso per 10 mesi dal comportamento di parte convenuta (6 mesi per la fase iniziale e 4 mesi per la fase successiva) e per 4 mesi dal comportamento di parte attrice – si legge nella sentenza –. I periti hanno identificato una responsabilità orientativamente pari a circa i tre quarti a carico della convenuta (Asl, ndr) nel determinismo del ritardo diagnostico terapeutico per la paziente». Non aver compreso subito che quel nodulo era un carcinoma in fase avanzata è stato fatale.
Lesione sottovalutata
I consulenti sottolineano che «la lesione individuata dai tessuti prelevati alla signora nel 2014 andava classificata come C3 (lesione proliferativa della mammella con atipie), diversamente dalla lesione C2 refertata dall’anatomopatologo della struttura. Tale sottostima diagnostica ha comportato un differente iter terapeutico per la paziente: invece di essere sottoposta con sollecitudine a biopsia, come avrebbe richiesto una lesione C3, è stata trattata con follow up vigile.
Di conseguenza, per i periti, il ritardo diagnostico è certamente addebitabile all’erronea prestazione dell’anatomopatologo della struttura».
Intervento dannoso
Per il Tribunale è stato commesso anche un secondo grave errore ai danni della paziente: la mastectomia bilaterale alla quale è stata sottoposta la signora, un’operazione che le ha comportato l’asportazione della mammella destra. La consulenza collegiale «ha fortemente criticato la decisione di tale intervento ritenendolo inopportuno e ingiustificato, in quanto eseguito ad uno stadio ormai relativamente avanzato della malattia, senza uno studio approfondito della paziente (non fu, difatti, verificato lo stato linfonodale né la presenza di eventuali metastasi) ed in contrasto con quanto disposto dalle linee guida 2014».
Le responsabilità
Al di là della difesa dell’Asl che ha sempre sostenuto «che non vi sia stato alcun ritardo diagnostico e che nessuna responsabilità sia ascrivibile all’operato dei sanitari che ebbero in cura la signora», secondo il giudice «è da considerarsi dimostrato il nesso causale tra il ritardo diagnostico della malattia ed il decesso della signora atteso che una corretta diagnosi avrebbe aumentato considerevolmente la probabilità di sopravvivenza di quest’ultima che, a detta dei Ctu sarebbe stata superiore del 90% a 5 anni. L’errore medico, risultato in una diagnosi citologica sbagliata, ha comportato una riduzione della probabilità di sopravvivenza della signora di oltre il 70% ed ha perciò inciso in maniera ragguardevole sul bene vita, ponendosi in diretta correlazione causale con l’evento morte».
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