Gioco
Il teatro di Bocelli nato dall’intuizione dell’architetto Bartalini: «La mia sfida folle a Lajatico»
Il racconto: «Una scommessa che si è rivelata vincente, quella di quest’anno è un’apoteosi»
LAJATICO. Un’utopia, un sogno, un progetto visionario ma difficile da realizzare. I primi commenti quando l’architetto Alberto Bartalini, lajatichino doc, cominciava a dare corpo alla sua idea di un teatro a cielo aperto, dedicato al tenore Andrea Bocelli, anche lui nato nel paese sulle colline della Valdera, erano tutt’altro che incoraggianti. Ma l’istrionico architetto credeva che quel sogno potesse diventare realtà. Impossibile ricordare il numero di incontri con Bocelli e la moglie Veronica, con il fratello del cantante, l’architetto Alberto Bocelli, con gli amministratori locali.
Il sogno diventato realtà
Non era semplice spiegare come un teatro nella natura, in aperta campagna, potesse accendersi una volta all’anno per accogliere un concerto di Bocelli e per poi ritornare al suo silenzio nei giorni successivi. Una quotidianità scandita dal suono della natura, dal vento invernale, dal canto delle cicale d’estate. Quel sogno non solo è diventato realtà. Ma oggi il palcoscenico di Lajatico è al centro di una grande operazione musicale internazionale, in occasione delle celebrazioni dei 30 anni di carriera di Bocelli. Un evento speciale che l’artista di casa a Lajatico ha voluto festeggiare (stasera ci sarà il secondo dei tre concerti evento) insieme agli amici, stelle della musica e dello spettacolo altrettanto conosciuti come lui.
L’idea
«Il mio grazie più grande va ad Andrea e Veronica Bocelli per aver creduto con me in questa sfida folle che si è rivelata vincente e ringrazio l’Associazione Teatro del silenzio, di cui sono direttore artistico, perché da quasi 20 anni impegna in primis risorse e professionisti in un lavoro enorme che ha reso Lajatico un salotto internazionale di arte a cielo aperto, in collaborazione con Vittorio Quattrone e City Sound & Events, Banca Popolare di Lajatico e Amministrazione Comunale», dice l’architetto, che spiega come è nata l’idea.
«Cercare la Bellezza (quella speciale, appunto). Un Credo che ha caratterizzato da sempre la mia vita professionale; fin da giovane; fin da studente quando sotto la guida di Mino Trafeli la cercavo tra gli anfratti delle sue sperimentazioni; fin da quando provocatoriamente mi recai nell’aula di plastica, assai sporca di creta, con un paltò di casentino al posto della gabbanella di bianco tessuto, obbligatoria per entrare in quel luogo», racconta l’ideatore del Teatro del Silenzio.
L’incontro
Una bellezza che Bartalini ha trovato nel suo paese, Lajatico, in quell’anfiteatro naturale che con convinzione e perseveranza ha trasformato nel Teatro del Silenzio. Poi l’incontro con Andrea Bocelli, che subito e negli anni successivi divenne il simbolo, “l’alfiere” del Teatro del Silenzio. Un evento di un solo giorno, all’inizio. «Con il sorrisetto poco accondiscendente dei soloni dell’universo teatrale. Un evento che ha avuto la forza di diffondersi in tutto il pianeta», aggiunge Bartalini. E così la bellezza ha invaso anche Lajatico, le sue strade, i suoi negozi, i suoi più nascosti angoli, con il contributo di numerosi artisti di chiara fama e con la convinta partecipazione delle sue istituzioni pubbliche e private. Un continuo crescendo di idee, basti pensare agli artisti che in tutti questi anni si sono avvicendati nel creare l’opera d’arte che ha fatto da scenografia al teatro. «Andrea Bocelli e il Teatro del Silenzio, un prestigioso, indissolubile connubio che trova nell’edizione 2024 la sua apoteosi, coniugandosi con i 30 anni di carriera del suo formidabile protagonista», conclude Bartalini.
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