Italia
Cascina, giro di prostitute nella casa sulla Tosco Romagnola: duemila chiamate di clienti al mese
In carcere una donna cinese di 40 anni che gestiva l’attività anche in un'altra casa a Castelfranco. Giro d'affari da 45mila euro al mese
CASCINA. Oriente è il nome dell’indagine dei carabinieri nei confronti di un giro di prostituzione tra Navacchio, nel comune di Cascina e Castelfranco dove si trovano i due appartamenti in cui il via vai di clienti era notevole e che sono stati oggetto di appostamenti, intercettazioni e riprese tramite telecamere nascoste da parte dei militari. Un’operazione durata cinque mesi che ha portato agli arresti domiciliari un 65enne di Cascina, proprietario delle abitazioni, e un 60enne residente nella stessa cittadina, che svolgeva il ruolo di collaboratore della 40enne cinese, risultata essere la persona che gestiva direttamente l’attività, per la quale è stato disposto l’arresto in carcere.
Gli accertamenti iniziali sono stati fatti dal personale della stazione delll’Arma di Navacchio che aveva notato un movimento rilevante di uomini dalla casa lungo la Tosco Romagnola. Tra testimonianze e appostamenti, si è giunti a ipotizzare che si trattasse proprio di una casa di appuntamenti con donne di origine cinese.
A quel punto, la Procura della Repubblica ha autorizzato approfondimenti investigativi ed è stata coinvolta la compagnia di Pontedera. Uno degli elementi di maggiore interesse è stata la pubblicità che veniva fatta su Internet dell’attività, con annunci espliciti e numeri di telefono a cui rispondevano ragazze asiatiche, le quali hanno parlato direttamente coi carabinieri illustrando prezzi e prestazioni sessuali che avrebbero concesso, dando gli indirizzi delle due case che si trovano a Navacchio e Castelfranco.
Tramite le telecamere nascoste agli ingressi, poi, è stato possibile confermare il notevole afflusso di clienti, ovviamente tutti uomini. E dalle intercettazioni telefoniche successive, le forze dell’ordine hanno chiuso il cerchio sulle persone coinvolte. E a quel punto, secondo quando spiegato dal comando provinciale dell’Arma, tutto è stato più chiaro. In base a quanto appreso, il proprietario degli immobili è ritenuto responsabile di sfruttamento della prostituzione, perché consapevole di quello che succedeva nei suoi due appartamenti.
Gli affitti erano registrati in maniera regolare a persone estranee alla vicenda a prezzi compresi tra 500 e 600 euro. Ma comunque di gran lunga inferiori a quanto veniva prodotto ogni mese che i militari hanno quantificato in 45mila euro. I carabinieri ritengono che avesse anche il compito di valutare le ragazze e di rispondere a quei clienti che si rivolgevano a lui per sapere se erano arrivate nuove ragazze.
E, sempre secondo gli inquirenti, avrebbe usufruito di sconti sulle prestazioni, oltre a essersi offerto ad accompagnare alcune ragazze nuove arrivate per raggiungere la casa, oppure dava manforte alla tenutaria quando qualche cliente appariva troppo effervescente.
La maîtresse che gestiva tutto
La donna cinese finita in carcere, invece, è risultata essere la capofila nella gestione delle utenze cellulari dedicate ai contatti con i clienti: prendeva gli appuntamenti e concordava con il potenziale cliente il costo e il tipo di prestazione sessuale che, poi, demandava alle ragazze che in quel momento esercitavano nell’appartamento. Secondo i carabinieri era lei a decidere la permanenza o meno nella casa delle ragazze e si occupava di tenere i contatti col proprietario delle case, oltre a provvedere al pagamento degli affitti.
Il 60enne cascinese è stato descritto come collaboratore della donna cinese che coadiuvava per ogni esigenza, soprattutto di tipo logistico. In base a quanto emerso, spesso, da solo o con la donna, si recava ad acquistare alimenti o materiali necessari alla conduzione della casa, in un caso acquistando addirittura 400 profilattici in un sol colpo. Dagli accertamenti, contribuiva all’attività pubblicizzandola con i propri conoscenti, attraverso le descrizioni fisiche delle ragazze e mettendosi a disposizione per accompagnare i clienti.
I clienti volevano sempre novità
Il Nord Italia e, più precisamente, la zona metropolitana di Milano è l’area di provenienza delle ragazze asiatiche. La ricostruzione dei carabinieri racconta di un periodo di dieci, massimo quindici giorni di permanenza nelle due abitazioni. Poi venivano sostituite per andare incontro alle richieste dei clienti, sempre alla ricerca di novità in questo triste giro di prostituzione.
I militari hanno interrogato numerosi clienti all’uscita dagli appartamenti per ottenere ulteriori elementi d’indagini e conferme su quanto accertato. Si trattava sempre di uomini, mediamente quindici al giorno per ogni abitazione, appartenenti a ogni fascia d’età.
Il giro d'affari
Notevole il giro d’affari appurato durante il lungo periodo di durata dell’indagine Oriente e che, per esempio, portava a una media di chiamate al mese tra le 1.500 e le duemila da parte di potenziali clienti. La certosina indagine ha anche consentito di capire che ogni prestazione sessuale costava, in media 50 euro con un minimo di 30 euro e un massimo di 100 euro o superiori, a seconda delle richieste. Tutto questo per 45mila euro al mese di giro d’affari.
Da qui l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari (Gip) su richiesta dei pubblici ministeri della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pisa. Ed è così che ieri, sono scattati i blitx dei carabinieri della compagnia di Pontedera per l’esecuzione dei provvedimenti e le perquisizioni, sia personali che domiciliari. I due uomini sono finiti agli arresti domiciliari, mentre la donna è stata portata al carcere Don Bosco di Pisa. Le due abitazioni, poi, sono state poste sotto sequestro preventivo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
