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Crisi del conciario, l’appello: «Misure urgenti per evitare chiusure e licenziamenti»

Una fiera dedicata al settore pelle e cuoio (foto di repertorio) e Michele Matteoli, presidente del Consorzio conciatori Ponte a Egola
Una fiera dedicata al settore pelle e cuoio (foto di repertorio) e Michele Matteoli, presidente del Consorzio conciatori Ponte a Egola

Al tavolo con la Regione sollecitati ammortizzatori sociali straordinari

31 maggio 2024
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SAN MINIATO. Estensione straordinaria della cassa integrazione per le aziende del distretto industriale conciario, concessione di moratorie sui finanziamenti, facilitare l’accesso al credito per le piccole e medie imprese del comparto, misure di politica attiva del lavoro, capaci di generare occupazione e garantire la riqualificazione degli addetti. Sono queste le principali richieste che arrivano dal tavolo regionale, dedicato al settore industriale che produce pelli e cuoio, che è stato organizzato per affrontare i vari aspetti della crisi con tutti gli attori istituzionali coinvolti. Il gruppo di lavoro specifico si è riunito per la prima volta il 29 maggio, dopo un incontro con la Regione dedicato al tavolo della moda nel suo complesso. Ribadito l’obiettivo finale: fare presto.

Le associazioni di categoria

«Non possiamo arrivare a settembre senza che siano stati attivati strumenti e misure in grado di sostenere l’intera filiera. In mancanza di interventi concreti, in autunno molte aziende potrebbero trovarsi nella condizione di chiudere», afferma Michele Matteoli, presidente del Consorzio conciatori di Ponte a Egola. Il governo, attraverso il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, sta seguendo la situazione. Le associazioni di categoria insistono: servono provvedimenti che siano in grado di sostenere le aziende – a cominciare dall’introduzione di ammortizzatori straordinari – ipotizzando una probabile ripartenza del settore moda per l’anno prossimo. I numeri di fatturato e occupazione preoccupano: nei primi mesi di quest’anno le aziende del distretto che hanno fatto ricorso alla cassa integrazione sono in aumento, per un monte di 502mila ore con un aumento del 274% rispetto allo stesso trimestre del 2023. Ci sono stati già i primi licenziamenti, il lavoro non c’è e non si intravedono cambiamenti.

Il confronto

Da qui, dopo un primo confronto con la Regione sui problemi del settore moda in generale, l’idea di approfondire gli aspetti del settore conciario della provincia di Pisa. Nell’incontro dell’altro giorno è stato chiesto anche che il governo riconosca la centralità del distretto conciario toscano. Erano presenti gli assessori regionali all’economia e all’istruzione e alla formazione professionale, i sindaci Simone Giglioli (San Miniato), Gabriele Toti (Castelfranco di Sotto), Alessio Spinelli (Fucecchio), Manuela Del Grande (Santa Maria a Monte) e l’assessore Daniele Bocciardi per Santa Croce sull’Arno. «La situazione è davvero molto complicata – aggiunge Matteoli – sembra di essere tornati al periodo della pandemia, solo che in quel momento i ristori arrivarono con rapidità. Il governo adottò provvedimenti per fronteggiare l’emergenza. In questa fase invece ci sono grandi incertezze e gli aiuti non arrivano». Il ministro Urso ha risposto alle richieste della Regione confermando che Sace e Associazione bancaria italiana, hanno dichiarato la loro disponibilità a rinegoziare i prestiti in essere garantiti da Sace e gli uffici stanno ora valutando la possibilità di predisporre una apposita norma. Sul fronte cassa integrazione è stato avviato il confronto con il ministero del Lavoro per trovare soluzioni, come chiesto dalle associazioni di categoria e sindacati.

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