Italia
Gemmi, storico collaudatore della Vespa: «Ho percorso un milione e mezzo di chilometri, il motore non finisce mai»
Gianfranco, classe 1944, ha lavorato alla Piaggio dal 1962, quando fu assunto appena diciottenne, fino al 1998: «Che orgoglio aver messo a punto la Gran Lusso...»
PONTEDERA. Ha percorso un milione e mezzo di chilometri in sella. Per lui la Vespa non ha segreti. «Perché – dice – è una questione di sensibilità. Ha un motore che non finisce mai. Chiedi, chiedi e lui continua a darti qualcosa in più».
Classe 1944, figlio di due dipendenti Piaggio, Gianfranco Gemmi ha iniziato la sua carriera nella fabbrica madre della mitica due ruote nel 1962, a soli 18 anni, come manovale semplice nel reparto Step (Servizio tecnico esperienze e prove). «Poi ho imparato da veri maestri che toccavano un pezzo di lamiera e lo trasformavano in una scocca», ricorda. E alla fine è diventato il vero pioniere, precursore su strada della magia dei cilindri, della forza dei cavalli, della capacità della Vespa di continuare a erogare potenza e sicurezza.
Gemmi è lo storico collaudatore dei veicoli Piaggio, dal motoscafo con il motore idrogetto alla Vespa GL, dipendente dello stabilimento pontederese sino al 1998. Dal 1990 fu anche responsabile del settore scooter.
Ma come tecnico ha portato la Vespa in giro per tutto il mondo. «Appena il prototipo Vespa veniva costruito – racconta Gemmi – il passaggio successivo era testarlo, con lo scopo di migliorare il progetto prima della produzione in serie».
Così la squadra Step, «una piccola fabbrica in miniatura – sottolinea – perché composta da carrozzieri, tornitori, meccanici e collaudatori provava il veicolo in strada».
Ma proprio su tutte le strade. Da quelle bianche e sterrate all’autostrada, ai circuiti del Mugello. «L’obiettivo era stressarlo il più possibile – spiega – affinché saltassero fuori i difetti sui quali intervenire. Lavoravamo su tre turni per far macinare chilometri alla Vespa senza interruzioni e nel minor tempo. Il collaudo di un modello poteva durare anche due anni e ogni giorno sfioravamo quasi 400 chilometri di distanza».
Pontedera, Altopascio, Reggio-Emilia, Modena, andata e ritorno, era il tragitto che di solito toccava agli avanguardisti della Vespa. Si viaggiava e si correva sotto la pioggia, con il vento, di notte, di giorno, in tutte le stagioni. «Erano giornate faticose – ripercorre quei periodi Gemmi – ma le prove sperimentali richiedevano questo ed altro. Andavamo pure, con la Vespa 50, al passo delle Stelvio, a 2758 metri di altezza per verificare quanto gli sbalzi termici influissero sui meccanismi e sulla tenuta del mezzo».
Ma Gemmi, amico fidato di Giovanni Agnelli, ha aperto anche le fiere in Cina, Germania, Francia, Marocco e India. E ha fatto parte per oltre vent’anni della Squadra acrobatica Piaggio, nata nel 1952 da un’idea dell’ingegner Vittorio Casini, esibendosi fino al 1968 con i piloti Giuseppe Cau, Luciano Chiarugi, Fernando Nesti, Franco Cipolli, Ivo Granchi, Gianpaolo Mazzanti, Gianfranco Banti, Dino Mazzoncini, «il capo reparto – aggiunge – e tanti altri che voglio davvero ringraziare per quello che mi hanno trasmesso». Senza dimenticare che era ancora lui a consegnare le Vespa a molti campioni della Formula Uno negli anni in cui la Piaggio premiava con una Vespa i piloti che ottenevano la pole position. «Sono orgoglioso di aver preso parte a quest’avventura su due ruote e aver vissuto momenti indimenticabili. Il più bello? Aver messo a punto il modello GL, Gran Lusso, antesignano della Vespa TX», conclude.
E la passione per quel mestiere e quel veicolo trapela da ogni sua parola e resta indelebile nella memoria come il tatuaggio di una Vespa ovviamente sul suo braccio. Gemmi sarà fra gli ospiti dell’iniziativa “Mitici Vespisti”, il talk show condotto da Eugenio Leone in collaborazione con Il Tirreno, che riunirà venerdì 19 aprile alle 15.30 al Teatro Era, tutti gli uomini e le donne della Piaggio. «Perché è proprio il loro amore per la Vespa, come quello che si ha per una figlia che si cura, si coccola e si fa crescere – chiosa Leone – che contraddistingue i pontederesi e che diventa l’elemento distintivo sul quale abbiamo basato il Vespa World Days».
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