Il Tirreno

Pontedera

Vespa World Days 2024
Vespa World Days

L’epopea alla Parigi Dakar di tre mitici vespisti nel 1980: incidenti, forature, risate e tanto coraggio

di Paola Silvi
Da sinistra a destra Eugenio Leone, Gianfranco Gemmi, Bruno Spragia, Ilo Lorenzetti (morto alcuni anni fa), Moreno Bertini, Mauro Bellatreccia
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Da sinistra a destra Eugenio Leone, Gianfranco Gemmi, Bruno Spragia, Ilo Lorenzetti (morto alcuni anni fa), Moreno Bertini, Mauro Bellatreccia

Gli ex tecnici Piaggio raccontano l’eroica impresa tra notti insonni, cene saltate e follia

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PONTEDERA. Ventitré giorni di sabbia sotto il motore, di deserto che scompare all’orizzonte, di caldo che sfiora i 42 gradi di giorno e freddo glaciale di notte. Tre settimane «dove si lavora tanto, si mangia poco e si dorme niente ma dove conta solo la Vespa e la sfida che alla fine abbiamo vinto». Così i tre assistenti tecnici della Piaggio Moreno Bertini, Mauro Bellatreccia e Bruno Sbragia, allora neppure quarentenni ricordano la grande avventura della Parigi-Dakar e ripercorrono gli incidenti, i guai meccanici, le forature ma anche le risate, il coraggio e la tenacia di arrivare in fondo e di compiere un’impresa eroica.

Il senso dell’impresa

Siamo nel 1980, agli albori dell’epopea africana di quello che con il passare degli anni sarebbe diventato il Rally Raid più famoso del mondo. È la seconda edizione della folle corsa. Kilometri e kilometri di sole cocente, dune ardenti e fatiche indicibili attendono i cuor di leone che si presentano a Parigi, si imbarcano a Sete e approdano ad Algeri. Solamente i mezzi più tecnologicamente avanzati e meglio preparati si schierano ai blocchi di partenza, il 1° gennaio. Solamente loro e quattro Vespe. «Percorrere il deserto ed alcuni tracciati africani in Vespa è già di per sé un’esperienza delicata, ma farlo in una gara, per di più spalla a spalla con altri concorrenti che dispongono di moto meglio adeguate per questo tipo di competizione, è la vera scommessa di Piaggio», raccontano i tre protagonisti rimasti. Il quarto meccanico, Roberto Valleggi morì qualche tempo dopo.

Un’idea visionaria

Ma l’idea visionaria di partecipare venne a Jean-François Piot, ex pilota di rally che nel 1979 era stato responsabile dell’attività sportiva di Honda Europa e che nel 1980 ricopriva lo stesso ruolo in Piaggio. A supporto delle Vespe, guidate dai Yvan Tcherniavsky, Bernard Tcherniavsky, Bernard Neimer e Marc Simonot ci sono però cinque Land Rover, quattro dei quali assegnati a ciascuna delle P200E ed uno invece con funzione di officina semovente caricato sino all’inverosimile di pezzi di ricambio. Sopra i Land Rover i magnifici quattro assistenti Piaggio. «Al di là delle difficoltà meccaniche che abbiamo incontrato – racconta Mauro Bellatraccia – è stato un evento unico, di quelli che capitano una sola volta nella vita. Abbiamo dovuto affrontare ogni tipo di imprevisti, coprire distanze incredibili, essere sempre al fianco dei piloti, pronti ad intervenire ma quando al traguardo sono arrivate due Vespe su quattro è stato come vincere il campionato».

Tra follia e miracolo

Notti insonni a viaggiare per recuperare le tratte perdute di giorno, costretti a fermarsi dalle tempeste di sabbia. Cene saltate e riposini leggeri su brandine improvvisate ma, allo stesso tempo, la consapevolezza di fare la storia. Quella della Vespa, quella della fabbrica che giovanissini li aveva accolti. «Incombeva su di noi – aggiunge Bruno Sbragia – una responsabilità non da poco. Dovevamo dimostrare che la Vespa, seppur con quelle ruote così piccole, poteva benissimo tener testa a mezzi molto più dotati per quei percorsi. C’è voluta tanta fatica ma sono contento di aver partecipato. Quando sarà un po’cresciuto, racconterò a mio nipote la pazzia che ha compiuto suo nonno». Una follia e un miracolo. Perché in 23 giorni e 4013 chilometri macinati è successo di tutto. L’asprezza degli sconnessi fondi africani fa cedere i silent-block, i tamponi e i supporti degli ammortizzatori posteriori, che annullando lo spazio fra le lamiere ed i pneumatici causano lo sfregamento di questi ultimi e li portano alla foratura. I meccanici non si arrendono, rialzano e riparano i veicoli. «Mauro ha avuto un’insolazione e io – dice Moreno Bertini – ero talmente sfinito che ho avuto la febbre. A volte ci sembrava un incubo. Ma quando tornammo a casa ero orgoglioso di esserci stato e di aver dato l’anima, come tutti gli altri miei colleghi per la Piaggio».

Il talk show

E aver dimostrato che muoversi da Parigi a Dakar con l’iconica Vespa era possibile. Bertini, Bellatreccia e Sbragia saranno fra gli ospiti dell’iniziativa “Mitici Vespisti”, il talk show condotto da Eugenio Leone in collaborazione con Il Tirreno, che riunirà venerdì 19 aprile alle 15.30, durante i Vespa World Days, al Teatro Era, tutti gli uomini e le donne della Piaggio.

 

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