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Pontedera, guardia medica a processo per l'accusa del paziente: «Si è rifiutato di visitarmi». E registra la telefonata
Il reato contestato è quello di rifiuto di atti d’ufficio, il dottore gli avrebbe risposto che era solo depresso
PONTEDERA. Un dottore incaricato del servizio di guardia medica a Bientina è finito a processo, in tribunale a Pisa, perché accusato di essersi rifiutato di visitare uno degli utenti del servizio, residente a Cascine di Buti. I fatti risalgono al 30 gennaio 2022 e il reato contestato è quello di rifiuto di atti d’ufficio. Il medico, 65 anni, residente a Pontedera e difeso dall’avvocato Francesco Esposito Ziello, è conosciuto anche nel settore della medicina dello sport. Quella sera si sarebbe rifiutato di visitare un paziente che soffriva di un’infezione e che in precedenza aveva già fatto alcuni accessi al pronto soccorso. A mettere nei guai il professionista sanitario c’è la telefonata registrata dal paziente “respinto”, dopo che lo stesso cittadino e la sua compagna avevano più volte chiamato il numero telefonico della guardia medica di Bientina, senza ottenere risposte.
«Stavo male in quel periodo – è il racconto del paziente ai giudici del collegio penale – avevo gli esami del sangue sballati, poi abbiamo visto che avevo contratto un’infezione dopo la puntura di una zanzara. Stavo male e per questo, prima di andare al pronto soccorso, mi sentivo pressione alla testa e avevo un fischio nelle orecchie, mi saliva la febbre anche a 39 gradi e mezzo. Era domenica, prima di chiamare il 118 mi sono rivolto alla guardia medica».
La coppia già nel tardo pomeriggio si era rivolta all’ambulatorio Asl a Bientina. La stessa compagna della parte offesa, anche lei sentita per ricostruire il fatto, ha spiegato di avere chiamato più volte la guardia medica e di essersi recata di persona all’ambulatorio per vedere come mai era chiuso. «Ho visto il medico nelle vicinanze – ha confermato la donna al processo – mi ha risposto che Simone (nome del paziente, ndr) era troppo impaurito, era depresso». Al rientro a casa la donna ha riferito al compagno cosa gli aveva detto il dottore e insieme hanno telefonato di nuovo alla guardia medica.
«Lei dà troppa importanza a piccoli sintomi» la risposta del medico registrato dai due utenti, sinceramente preoccupati che le condizioni dell’uomo potessero peggiorare. «Mi diceva che ero depresso – continua il paziente, assistito dall’avvocato Chiara Nieri – che ero troppo impaurito. Infatti il giorno dopo sono tornato al pronto soccorso di Pontedera e sono stato ricoverato. Non sono un malato immaginario avevo un’infezione e poi mi è stato diagnosticato anche un altro problema e sono stato operato».
I toni della conversazione diventano alterati. «Lei non ragiona più» e «deve ragionare con calma» aggiunge il medico e il file audio, trascritto durante le indagini, è entrato a tutti gli effetti nel processo. Fino a quando l’operatore sanitario «mi ha chiesto come mi chiamavo. Io non ho avuto problemi a dire il mio nome. L’ho detto e a quel punto il dottore ha aggiunto: “Lei è un co.....e”». Da qui la decisione del paziente di rivolgersi ai carabinieri di Buti e di presentare una denuncia e di costituirsi parte civile al processo iniziato ieri mattina, dopo che il medico è stato rinviato a giudizio a fine 2023. Ieri ha testimoniato anche il carabiniere che ha fatto i primi accertamenti. Il processo è stato aggiornato a luglio per l’esame dell’imputato e di un testimone della difesa.
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