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Pontedera, un caso di scabbia al liceo: è il secondo in pochi mesi, i sintomi, il contagio e i rischi della malattia
La dirigenza fa sapere che non ci sono allarmi: ecco cosa è successo
PONTEDERA. È la comunicazione che non ti aspetti di leggere. E invece, contro ogni previsione, nell’arco di due mesi, compare ben due volte nel registro elettronico. La prima circolare poco prima di Natale 2023, la seconda qualche giorno fa, nella prima settimana di marzo 2024. Al liceo linguistico, delle scienze umane ed economico-sociale sono stati scoperti due casi di scabbia. Alla fine di dicembre si trattava di un alunno. In quest’occasione invece il caso riguarda un docente. La dirigente scolastica Lucia Orsini ha informato immediatamente le famiglie e la situazione è monitorata dal Dipartimento di prevenzione dell’azienda Asl Toscana nord ovest. «Ma non ci sono allarmismi - si affretta a sottolineare il collaboratore della preside Dario Tonelli - perché il contagio che avviene in genere per contatto diretto e prolungato, pelle contro pelle, è rarissimo a scuola».
Cos’è
La scabbia è una dermatosi parassitaria e il nemico invisibile da battere si chiama Sarcoptes scabiei. È un acaro grande poco meno di mezzo millimetro che da quasi quattro milioni di anni si è adattato a vivere all’interno della pelle. La femmina del parassita scava dei cunicoli nella pelle dell’uomo per deporre le uova che si schiudono in due o tre giorni dando origine alle larve. Tutti gli stadi successivi dello sviluppo avvengono poi sulla superficie della pelle e ciò spiega la contagiosità della malattia. I tunnel scavati da queste "mamme-minatrici" formano poi delle piccole vescicole lineari. «La scabbia - si legge sulla circolare indirizzata ai genitori - si manifesta con la comparsa di lesioni papulose intensamente pruriginose, specie la notte, su tutto il corpo, in particolare in corrispondenza delle dita delle mani, dei polsi, dei gomiti, delle ascelle e dell’addome».
Il contagio
Ma la trasmissione avviene per contatto diretto oppure per contatto indiretto nel caso in cui gli oggetti siano stati contaminati da persone infettate di recente. Ecco perché è difficile che si propaghi in contesti come le scuole superiori dove i ragazzi sono vicini di banco ma mantengono distanze adeguate e non condividono ambienti particolarmente intimi. «Fra l’altro - continua Tonelli - abbiamo seguito la profilassi che ha richiesto la disinfestazione dei locali e la pulizia accurata di cattedre e banchi». Ma la questione dell’igiene merita un discorso a parte. È vero che uno scarso livello igienico rappresenta un fattore di rischio, ma non è sempre vera l’equazione scabbia uguale sporcizia: anche le persone più pulite possono venire a contatto con il parassita. «Il periodo di incubazione - continua la comunicazione - varia da due a sei settimane. La contagiosità è presente fino a che gli acari e le uova non siano stati eliminati».
I consigli
A scuola c’è attenzione ma non particolare preoccupazione. «La scabbia - confermano le direttive che arrivano dall’Asl - non è una malattia grave e guarisce senza conseguenze quando adeguatamente trattata. In questi casi le complicazioni si limitano a lesioni da grattamento che si possono sovrainfettare. Per la terapia è in genere sufficiente l’applicazione di lozioni che risolvono la parassitosi nel giro di alcuni giorni. L’isolamento da contatto dei pazienti va mantenuto per almeno 24 ore dall’inizio del trattamento». Difficile insomma che il fastidioso parassita possa diffondersi tra i banchi. «Essendo la scabbia una malattia scarsamente trasmissibile, si ritiene improbabile – rassicura la circolare – che possa essere avvenuta il contagio della malattia ad altri alunni o agli insegnanti. Si suggerisce comunque, a scopo esclusivamente cautelativo, di sorvegliare la situazione nelle prossime sei settimane e qualora si manifestino eventuali sintomi quali lesioni cutanee con grattamento prolungato, indirizzare i ragazzi dal proprio pediatra o medico di famiglia».
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